Giuseppe Ruoppolo (1630 ca. - 1710)

Natura morta con stoviglie di rame, seppie e ostriche

Olio su tela, cm 102 x 152

Cornice cm 122 x 172

Giuseppe Ruoppolo (1630 ca. - 1710)

Giuseppe Ruoppolo (1630 ca. - 1710)

Natura morta con stoviglie di rame, seppie e ostriche

Olio su tela, cm 102 x 152

Cornice cm 122 x 172

L’assoluta paternità del presente dipinto, pure non firmato, a Giuseppe Ruoppolo, è da ricercarsi nel pendant, invero siglato e oggi disperso. Le due tele furono conservate sino agli anni Settanta entro la collezione dell’antiquario Algranti, quindi divise attraverso differenti vicende di mercato. Entrambe illustrano un ubertoso ripiano di rami spettacolosamente disposti, lumeggiati da elastici raggi che ne gonfiano i corpi degli esemplari. 

Della raffinata predilezione del Ruoppolo per le vettovaglie in rame lasciò traccia scritta Bernardo De Dominici, prezioso biografo, testimoniando che l’artista “dipinse anch’egli ad imitazione del suo Zio Gio. Battista cose di Rame” (Vite de’ pittori, scultori, ed architetti napoletani, III, Napoli 1743, p. 299). Il riferimento allo zio del Ruoppolo risulta fondamentale appiglio documentario nella ricostruzione della vicenda artistica di Giuseppe. È infatti noto alle fonti unicamente che questi morì nel 1710 ottantenne, dal qual dato si evince che fosse nato nel 1630, e che il monogramma “GRU”, con cui un tempo si soleva riconoscere l’omonimo monogrammista, sia in realtà da riferirsi proprio a Giuseppe, che nel dipinto Interno di cucina con rami e vettovaglie (già a Napoli in collezione Dalla Vecchia), aveva posto siffatta firma. L’artista condusse il proprio apprendistato presso lo zio quasi coetaneo (1629-1693), principale estensore del naturamorfismo barocco napoletano, a sua volta allievo di Paolo Porpora e contemporaneo di Salvator Rosa.  A differenza dello zio tuttavia, Giuseppe produsse opere affini al naturamorfismo di primo Seicento, omaggianti gli albori della produzione napoletana. Permase decisiva nell’artista l’influenza di Luca Forte, che aveva fatto parte della bottega di Aniello Falcone, e le cui nature furono inizialmente improntante ad un caravaggismo revivalistico. 

La produzione di nature morte del Ruoppolo spaziò da pantagruelici insiemi di primizie sino a minute manciate dei frutti più immediati  della terra, quali zucchine, pomodori e fiori. Una Natura con vaso di fiori, oggi in collezione privata, è firmata “Giuseppe Rop” sul vaso; ma non mancano firme più estese, ad esempio in una seconda Natura morta con meloni e albicocche in collezione privata, in cui il nome dell’artista compare su di una pietra smussata nell’angolo destro del dipinto.  

Il presente rinnova le compostamente affollate composizioni pari alla Frutta e vaso di fiori in un paesaggio del Museo di Nevers, firmato, così come le Uva, pesche, melone, fichi, prugne e fiori del Museo di Nantes, anche firmato. Ostriche e frutti marini erano già apparsi nella Natura morta con granchio rosso del Museo di Belle Arti di Budapest, molto vicino ai modi di Elena Recco.

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