Scene di battaglia
(3) Olio su tela, cm 17,5x36
Cornice, cm 30 x 47
Ciccio (Francesco) Graziani (attivo a Napoli tra il XVII secolo e il XVIII secolo)
Scene di battaglia
(3) Olio su tela, cm 17,5x36
Cornice, cm 30 x 47
Ciccio (Francesco) Graziani (attivo a Napoli tra il XVII secolo e il XVIII secolo)
Ciccio (Francesco) Graziani (attivo a Napoli tra il XVII secolo e il XVIII secolo)
Scene di battaglia
(3) Olio su tela, cm 17,5x36
Cornice, cm 30 x 47
Il genere della pittura di battaglia ebbe larga diffusione nella pittura napoletana del Seicento e Settecento. Tra la nobiltà partenopea era difatti molto in voga adornare le pareti dei propri saloni di rappresentanza con scene di battaglie raffiguranti singoli atti di eroismo o complessi combattimenti che esaltavano il patriottismo e l’abilità bellica, virtù nelle quali i nobili amavano identificarsi. Le battaglie dei pittori napoletani sono esaltate spesso da un cromatismo virile con una pennellata vivida e marcata, con dei rossi e degli azzurri intensi, che danno la sensazione che si sia voluta ricalcare l’asprezza dei combattimenti e l’animosità dei contendenti. I combattimenti vengono rappresentati con grande accanimento, con le urla di dolore e di rabbia dei rivali che sembrano travalicare la superficie della tela, per farci sentire il gemito dei feriti e dei moribondi. Mischie furiose con l’odio che sgorga dai volti corrucciati, cavalieri che si inseguono, bardati guerrieri in groppa a focosi destrieri, morti e feriti, e spesso anche le nuvole grigio scure e cariche di pioggia, che annunciano tempesta e sembrano partecipare dell’aria funesta che ovunque si respira. Le tre battaglie qui offerte sono da inserire nel nutrito catalogo del pittore napoletano “Ciccio Graziani” o “Ciccio Napoletano” soprannome con cui è meglio conosciuto il pittore partenopeo Francesco Graziani attivo a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo. Il corpus pittorico del Graziani è caratterizzato da numerose tele di piccolo formato animate da figurine che grazie al loro vibrante cromatismo si stagliano sui toni azzurrati dello sfondo. Le sue opere, come le presenti, sono tutte segnate dalla scioltezza e vigorosità di tocco e da composizioni caratterizzate da movimenti affollati dove i personaggi sono delineati con un tratto rapido e nervoso, quasi arricciato, rinvigorito da efficaci tocchi luministici. Le figure dei soldati, dei cavalli e dei cavalieri sono appena abbozzate mentre il cielo, dalle venature plumbee e di rosso caliginoso, incombe pesantemente sopra le battaglie, quasi elemento attivo dello svolgersi tumultuoso degli eventi. Di Ciccio Napoletano poche sono le informazioni a noi note, non si sa l’anno esatto di nascita ma il gusto pienamente rococò della sua pittura lo pone a cavallo tra i due secoli. Probabilmente attivo a Napoli e a Roma è natio di Capua, come sembrano affermare alcuni inventari in cui è soprannominato “Ciccio da Capua”. Scarne sono le notizie sulla sua formazione, il Lanzi (1808) lo ricorda tra gli allievi di Jacques Courtois, detto il Borgognone, un certo Graziani, che potrebbe essere identificato con Francesco. Tra le poche notizie certe vi è la permanenza romana nel nono decennio del Secolo. Nel 1686 sono segnalati negli inventari della famiglia Barberini dipinti di cavalli, marine e battaglie del Graziani; ed è proprio nell’ultimo genere che eccelle e viene ricordato da più fonti successive come valente battaglista. Difficile risulta la ricostruzione del suo catalogo, infatti le due Battaglie della Galleria Pallavicini a Roma, che in un inventario del 1708 sono citate come "del Napolitano" e in uno del 1713 come del "Gratiani" e che Federico Zeri riteneva di Francesco Graziani sono oggi da alcuni studiosi riferita a Pietro Graziani, di cui De Dominici non dice se fosse figlio di Francesco o soltanto parente. Anche di Pietro non si conoscono gli estremi biografici, ma egli era sicuramente più giovane e pittore di battaglie.
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