Pittore di Anversa, primo decennio del XVII secolo

Cristo davanti a Caifa

Olio su rame, cm 16 x 13

Punzonature sul retro - Lastra di rame dalla bottega di Peeter Stas

Pittore di Anversa, primo decennio del XVII secolo

Pittore di Anversa, primo decennio del XVII secolo

Cristo davanti a Caifa

Olio su rame, cm 16 x 13

Punzonature sul retro - Lastra di rame dalla bottega di Peeter Stas

L’opera illustra uno dei momenti più carichi di tensione drammatica della Passione: il processo notturno di Gesù presso la dimora del Sommo Sacerdote Caifa, così come narrato dal Vangelo di Matteo (26, 57-68). Dopo l'arresto nel Getsemani, Cristo viene condotto dinanzi al Sinedrio per essere giudicato. Il testo sacro sottolinea il contrasto tra l'agitazione febbrile degli accusatori, alla ricerca di una “falsa testimonianza”, e il dignitoso silenzio di Gesù, che rompe il riserbo solo per confermare la propria natura messianica: «Tu l'hai detto; anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza». In questo prezioso olio su rame, l’artista traduce la concitazione del racconto evangelico attraverso una composizione dinamica e compressa. La figura di Cristo, baricentro spirituale della scena, è colta nel momento della massima umiliazione: spinto e trattenuto per i capelli da scherani in vesti classicheggianti, egli incarna l’immagine del “Servo sofferente”. La sua veste scura e il capo reclinato contrastano con la gestualità teatrale di Caifa, che siede in alto sul trono, simbolo di un’autorità terrena che interroga la Verità senza riconoscerla. Il dipinto segue fedelmente il versetto 67 del Vangelo di Matteo: “Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano”. Il modello per questa composizione è l'acquaforte di Dirck Volkertsz Coornhert, basata sull'invenzione di Maarten van Heemskerck, l'artista che più di ogni altro seppe declinare il linguaggio muscolare e architettonico del Rinascimento romano nelle Fiandre. Celebre è la serie incisoria del 1545 chiamata La caduta e la salvezza dell'umanità attraverso la vita e la passione di Cristo: composta da 30 tavole (acqueforti e incisioni), la serie non si limita alla Passione, ma narra l'intero arco della redenzione cristiana iniziando con il Peccato Originale e attraversando i momenti salienti della vita di Gesù per culminare nella sua morte e risurrezione. La bottega di Peter Stas era specializzata nella battitura delle lastre di rame destinate ai pittori. Nel corso del Seicento una parte considerevole dei dipinti prodotti ad Anversa veniva venduta ed esportata verso la Penisola Iberica. Le fonti documentarie attestano numeri impressionanti: i registri di carico di alcune navi, giunti fino a noi, testimoniano l’invio di grandi quantità di dipinti, in larga parte eseguiti proprio su rame. Questo supporto era infatti particolarmente adatto all’esportazione, poiché consentiva formati più ridotti rispetto alle tavole lignee ed era al contempo più resistente ai lunghi viaggi via mare e alle intemperie. Nel 1602 risultavano registrati ben venticinque maestri battitori di rame nella gilda dei fabbri di Anversa. Nel 1584 i fabbri protestarono contro l’imposizione di una tassa del 5% su tutte le merci esportate verso le regioni settentrionali della Zeelanda e dell’Olanda. Molti artigiani minacciarono di trasferirsi in altre città, inducendo le autorità a giungere a un compromesso: l’amministrazione accettò di abolire la tassa a condizione che i fabbri apponessero un marchio identificativo sulle opere destinate all’esportazione. Un’ulteriore e non meno rilevante motivazione per l’introduzione dei marchi fu la necessità di contrastare la proliferazione di botteghe non registrate presso la gilda, dunque illegali, che operavano sia all’interno della città sia all’estero, creando una forma di concorrenza sleale. I marchi garantivano una tutela sia per l’artigiano sia per il pittore che decorava la lastra, offrendo protezione contro frodi, falsificazioni e realizzazione di copie non autorizzate, e al tempo stesso assicurando agli acquirenti uno standard qualitativo più elevato. Essi svolgevano inoltre un ruolo essenziale nei mercati di esportazione, poiché consentivano di identificare con chiarezza il produttore delle lastre di rame. Tra le opere marchiate con il simbolo di Peter Stas, la più antica oggi nota è databile al 1587, mentre la maggior parte della produzione si concentra nel primo decennio del XVII secolo. Uno studio pubblicato nel 1998 e dedicato alle opere in rame uscite dalla bottega di Peter Stas riferisce che sono giunte fino a noi complessivamente settantanove opere recanti il monogramma completo, costituito dal simbolo della bottega associato al segno della mano. In tale contributo è stata proposta una cronologia della produzione e una catalogazione delle opere, ordinate in base alle dimensioni dei simboli impressi sul retro delle lastre. Seguendo i criteri di questo studio, l’opera in esame può essere collocata nel primo decennio del XVII secolo, più precisamente tra il 1602 e il 1605.

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