Giulio Bargellini (1869 - 1936)

Arianna con satiro, 1892

Olio su tela, cm 54 x 81

Firma e data in basso a destra

Giulio Bargellini (Firenze, 1869 - Roma, 1936)

Giulio Bargellini (Firenze, 1869 - Roma, 1936)

Arianna con satiro, 1892

Olio su tela, cm 54 x 81

Firma e data in basso a destra

Giulio Bargellini (Firenze, 1875 – Roma, 1936) si distinse nel panorama artistico italiano a cavallo tra il XIX e il XX secolo come pittore, mosaicista e decoratore. Originario di Firenze, compì i propri studi presso l’Istituto di Belle Arti, formandosi sotto l’egida di Augusto Burchi, con il quale lavorò alle decorazioni di Palazzo Strozzi, Palazzo Bastogi e di Palazzo Budini Gattai, e dello scultore Augusto Passaglia, dal quale acquisì una raffinata perizia nella tecnica dell’intaglio. In un secondo momento il pittore completò la propria formazione sotto la guida di Francesco Vinea, fautore di un’arte elegante assimilabile a quella di Meissonier, che fece conoscere a Bargellini il mercante d’arte Giovanni Hautmann, in stretti rapporti con i collezionisti anglosassoni affascinati dal gusto antichizzante delle opere di Alma-Tadema, che commissionò al giovane pittore molti dipinti in quello specifico stile pittorico. L’affermazione precoce giunse nel 1895 con la vittoria del Pensionato Artistico Nazionale grazie all'opera Il ritorno dei naufraghi (attualmente conservata presso la National Art Gallery di Sydney) e con il Pigmalione (presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma). Il conseguente trasferimento nella capitale segnò una svolta decisiva verso la decorazione murale. Nella capitale, Bargellini si inserì rapidamente nell’ambiente intellettuale e artistico, stabilendo rapporti determinanti con figure del calibro di Cesare Maccari — di cui divenne collaboratore — Domenico Morelli, Francesco Paolo Michetti e l'architetto Marcello Piacentini. In questo contesto, l'artista elaborò uno stile peculiare, volto a sintetizzare la purezza lineare dei maestri del Rinascimento toscano con le nuove tendenze veriste e, successivamente, con le suggestioni simboliste e della Secessione, come evidente in tele quali la Resurrezione e il Savonarola, entrambe ospitate presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Tuttavia, il contributo più significativo di Bargellini risiede nella grande decorazione pubblica, dove riuscì a coniugare la retorica celebrativa dell'epoca con una resa tecnica impeccabile. All'interno del complesso del Vittoriano, egli firmò le celebri lunette in mosaico per il Propileo dell’Unità, raffiguranti le allegorie della Legge, del Valore, della Pace e dell'Unione. La sua collaborazione con l'architetto Armando Brasini lo portò inoltre a realizzare i cartoni per i mosaici della cripta (1934), tra cui spicca l'austero Cristo morente. Roma conserva molteplici testimonianze del suo impegno decorativo: dal Palazzo della Banca d'Italia, dove gli affreschi della Sala del Consiglio celebrano con solennità la funzione economica e istituzionale della banca, al Palazzo di Giustizia, fino agli interventi nel Viminale e nella sede dell'Istituto Nazionale delle Assicurazioni. Parallelamente agli incarichi statali, Bargellini fu assai attivo nell'edilizia privata e religiosa, operando sia in Italia che all'estero: in ambito sacro si distinse per i lavori nella cappella di Villa Targioni a Calenzano e nel palazzo Lovatelli a Livorno, mentre la sua fama internazionale si consolidò grazie ai mosaici eseguiti per il monumento ai caduti di Tripoli e per la facciata della Basilica delle Nazioni a Getsemani, in Gerusalemme, dove le sue figure sacre si stagliano su sfondi dorati di grande impatto visivo. Nominato titolare della cattedra di Decorazione all’Accademia di Belle Arti nel 1912 e membro di prestigiose istituzioni come l'Accademia di San Luca e il Club of Art di Londra, Bargellini si dedicò nell'ultima fase della sua vita ad un'impresa monumentale: la decorazione della Cattedrale di Messina. Questo incarico, ereditato da Giulio Aristide Sartorio, non fu mai portato a termine a causa della sua morte improvvisa, avvenuta a Roma il 10 marzo 1936, lasciando interrotti i cartoni che avrebbero dovuto completare il duomo siciliano. L’opera qui presentata, raffigurante la bella Arianna con un Satiro (firmata e datata 1892), si inscrive in quella profonda ricerca intrapresa da Bargellini verso una pittura di sapore più "idilliaco" e mitologico, segnando un distacco dalla fredda retorica dei mosaici ministeriali per approdare ad un estetismo colto e vibrante. In questa produzione, l'artista fiorentino si inserisce in quel clima di respiro europeo dove la lezione del simbolismo diffuso dalla Secessione Viennese si fonde con il gusto per l'antico, trovando in Lawrence Alma-Tadema e in Gustav Klimt due riferimenti polari ma complementari. Da un lato, il dialogo con l'opera di Alma-Tadema è evidente nella ricostruzione di un'antichità classica idealizzata, "marmorea" eppure vivida, dove il mito non è più un racconto eroico, ma una scena di vita quotidiana lussuosa: Bargellini indugia sulla resa dei materiali — i marmi venati, i tessuti trasparenti, i riflessi del sole sulle superfici architettoniche — popolando le sue scene di figure femminili distese e sognanti, spesso accompagnate da leoni addomesticati o satiri, che trasformano la storia in un idillio senza tempo (es. Eterno Idioma, Ulisse, Donna e mandolino, Studio per Idillio, Coll. Privata). Tuttavia, Bargellini non si limita ad un classicismo archeologico di maniera, poiché permea le sue composizioni di una sensibilità moderna che guarda direttamente alla Secessione Viennese, che si manifesta in una nuova concezione dello spazio e della linea: la profondità prospettica rinascimentale cede il passo a composizioni più bidimensionali, dove i corpi nudi si fondono con sfondi densi di fiori, ghirlande di frutta e dettagli floreali che sembrano tessere un tappeto ornamentale. La pennellata si fa più "fratta" e nervosa, quasi divisionista, creando quell'effetto di pulviscolo luminoso che ricorda l'atmosfera onirica delle opere klimtiane (es. La Primavera o Donna con mela e putto, Coll. privata).

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