Caritas
Olio su tavola, cm 96 x 124
Con cornice, 115 x 143
Pubblicato su RKD
Frans Floris (Anversa, 1517 –1570) e bottega
Caritas
Olio su tavola, cm 96 x 124
Con cornice, 115 x 143
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Frans Floris (Anversa, 1517 –1570) e bottega
Frans Floris (Anversa, 1517 –1570) e bottega
Caritas
Olio su tavola, cm 96 x 124
Con cornice, 115 x 143
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Il dipinto raffigurante la "Caritas" attribuito a Frans de Vriendt, detto Frans Floris (Anversa, 1517 –1570), offre un interessante esempio di come gli artisti si siano confrontati con soggetti a lungo consolidati nella tradizione pittorica. La Caritas, una delle virtù cardinali, è stata infatti rappresentata in numerose opere, tra cui stampe di artisti come Beham, Goltzius, Matham, Maerten de Vos e molti altri.
L'opera di Floris si inserisce perfettamente in questa tradizione iconografica, raffigurando la Caritas come una donna circondata da frutta, fiori e bambini.
Il prototipo di quest’opera è senza dubbio da ricercare nel repertorio di un illustre predecessore: Vincent Sellaer. Attivo a Malines, sembra aver fatto di questo soggetto una vera e propria specialità. Lui e la sua bottega realizzarono numerose varianti sul tema, tra cui un dipinto conservato oggi presso l'Alte Pinakothek di Monaco di Baviera. Quest'ultima opera mostra evidenti influenze di prototipi manieristi fiorentini, in particolare di Francesco Salviati.
Inutile rimarcare come la scena raffigurata esibisca al meglio quella sofisticata 'maniera' italianizzante, che alla metà del Cinquecento permea la pittura fiamminga, guardando agli esempi del rinascimento toscano e, nel nostro caso, a quelle modalità leonardesche di Solario, di Marco d'Oggiono o, meglio ancora, di Giampietrino. Queste influenze attesterebbero pertanto le notizie di un viaggio in Italia di Sellaer avvenuto tra il 1521 e il 1524, toccando le città di Milano, Brescia e Firenze, come riportato da Karel van Mander, importante biografo fiammingo.
Appartenente alla generazione antecedente a quella di Frans Floris de Vriendt, fece da anello di congiunzione tra quest'ultimo e la tradizione più elegantemente primitiva di Quentin Massys.
Un'altra versione della composizione, attribuita in passato a Lambert Lombard, faceva parte della collezione privata di Josef Vincenz Novák a Praga alla fine dell'Ottocento (1899, catalogo n. 48). Questa attribuzione è stata successivamente respinta da Max J. Friedländer, storico dell'arte tedesco, che ha invece assegnato l'opera a Frans Floris, artista contemporaneo di Sellaer, nonché allievo proprio di Lombard.
Figlio dello scalpellino Cornelis I de Vriendt, che morì ad Anversa nel 1538, Frans de Vriendt fu studente di scultura, passione che abbandonò più tardi per la pittura. Suo fratello, Cornelis II de Vriendt, fu architetto e scultore. All'età di vent'anni andò a Liegi dove fu allievo di Lambert Lombard. Nell'ambito dei propri viaggi Floris attraversò le Alpi, e presto si innamorò della pittura italiana vista a Roma e Venezia. Tornato a casa aprì uno studio con più di 100 allievi, seguendo nei suoi insegnamenti i canoni dei modelli italiani.
Analizzando più in dettaglio il dipinto di Floris, possiamo apprezzare la sua abilità nel comporre la scena. La figura femminile centrale, la Caritas, è ben bilanciata all'interno della composizione e domina lo spazio pittorico. Il suo sguardo è rivolto verso l'osservatore, creando un senso di interazione e coinvolgimento. La scelta dei colori è vivace e armoniosa, con i toni caldi della pelle della Caritas che contrastano piacevolmente con i colori freddi degli abiti e lo sfondo. La frutta e i fiori che circondano la figura allegorica sono resi con grande cura per il dettaglio, aggiungendo un elemento di ricchezza e abbondanza alla scena. La presenza dei bambini, simbolo dell'amore e della carità stessa, rafforza ulteriormente il significato dell'opera. L'artista utilizza un linguaggio pittorico ricco di dettagli e di colori vivaci, tipico del Rinascimento fiammingo. La sua capacità di rappresentare i sentimenti e le emozioni attraverso i volti e i gesti dei personaggi rende quest'opera un'testimonianza significativa della sua arte.
Occorre sottolineare come il dipinto sia stato realizzato da Floris con la collaborazione della sua bottega. All'epoca era infatti consuetudine per i maestri pittori avvalersi dell'aiuto di allievi e collaboratori per la realizzazione di opere di grandi dimensioni o commissioni multiple. La bottega di Floris, come quella di Sellaer era particolarmente attiva e specializzata, producendo numerose varianti sulla stessa tematica. Possiamo dunque riconoscere la mano del Maestro negli incarnati e nei volti, i cui colori si fondono armoniosamente tra loro degradando dolcemente gli uni dentro gli altri attraverso la tecnica delle velature. Riconoscibile è invece la mano di un aitante di bottega nei panneggi e nei brani di natura morta. L'artista utilizza un linguaggio pittorico ricco di dettagli e di colori vivaci, tipico del Rinascimento fiammingo. La sua capacità di rappresentare i sentimenti e le emozioni attraverso i volti e i gesti dei personaggi rende quest'opera un'testimonianza significativa della sua arte.
La "Caritas" di Floris rappresenta un'interessante testimonianza della continuità iconografica nella pittura fiamminga del XVI secolo. L'opera si inserisce in una tradizione consolidata, ma allo stesso tempo dimostra l'abilità dell'artista nell'adattare i modelli a proprie interpretazioni, come evidente nelle influenze manieriste derivate dal viaggio in Italia. La presenza di diverse varianti sul tema della Caritas, prodotte dal predecessore Sellaer e dunque da Frans Floris, testimonia inoltre l'importanza e la diffusione di questo soggetto all'epoca. In conclusione, la tavola qui presentata è da considerarsi una importante aggiunta al catalogo del pittore, aggiungendosi altresì alla Carità del Prado, alla Sacra Parentela conservata al Nationalmuseum di Stoccolma e alla Giuditta del Kunstmuseum di Berna.
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