Annunciazione
Miniatura in legno su cartone, cm 8,2 x 4,6
Con cornice cm 13,4 x 10,5
Maestro Jacques de Besançon (attivo in Francia tra il 1478 e il 1500), attr.
Annunciazione
Miniatura in legno su cartone, cm 8,2 x 4,6
Con cornice cm 13,4 x 10,5
Maestro Jacques de Besançon (attivo in Francia tra il 1478 e il 1500), attr.
Attribuito al maestro Jacques de Besançon (attivo in Francia tra il 1478 e il 1500)
Annunciazione
Miniatura in legno su cartone, cm 8,2 x 4,6
Con cornice cm 13,4 x 10,5
La miniatura è un'arte che ha rivestito una grandissima importanza nella produzione artistica europea e mediorientale. La sua storia, in alcuni casi parallela a quella della pittura, va dall'antichità, in particolare, per l'Europa, dal II secolo, sino al tardo Rinascimento, quando la diffusione della stampa permise di creare illustrazioni in serie a prezzi maggiormente accessibili. La miniatura esiste fin dall'epoca del papiro ma è nella tarda antichità, con la comparsa del libro, che parole e immagini arrivarono a fondersi in una perfetta convivenza. La miniatura rappresenta per molti secoli la principale fonte per ricostruire l'arte pittorica, essendo quasi completamente perdute o manomesse le testimonianze di affresco, pittura su tavola o su altri supporti. Inoltre, i codici miniati, essendo costosissimi prodotti di lusso, erano spesso legati alla più alta committenza sia religiosa che laica, preservando traccia del gusto più raffinato di quelle epoche. Fra il XIV e XV secolo, grazie alle trasformazioni socioculturali ed al graduale diffondersi dell'alfabetizzazione, la produzione dei manoscritti conobbe una diffusione mai sperimentata prima. Oltre ai libri religiosi, che raggiungono punte di sfarzo mai toccate prima, si diffusero i libri scientifici anche divulgativi (medicina, botanica, geometria), narrativi, di poesia (come I Trionfi del Petrarca), di viaggio e i classici. Un nuovo tipo di libri votivi furono i Libri d'ore, nati per l'uso personale per raccogliere le preghiere e le orazioni che il buon cristiano doveva pronunciare nel corso della giornata e nelle principali festività della religione cattolica, che contenevano illustrazioni finemente miniate. La decorazione di questi libriccini si separò dai vincoli convenzionali che il carattere religioso dei libri aveva precedentemente imposto. L'utenza a cui erano destinati era la più disparata, con un evidente scarto in qualità e prezzo. Alcuni caratteri fino ad allora specifici della miniatura (gusto ornamentale, bidimensionalità, unitarietà del foglio) vennero presto superati favorendo un allineamento con la pittura coeva, anzi spesso anticipandone alcune rivoluzioni, come il caso della spazialità nelle miniatura francesi e fiamminghe prima del Rinascimento delle Fiandre. In questi due paesi la produzione miniata tendeva ad esibire grande libertà nelle composizioni: la pagina sembrava sfondata dalle costruzioni spaziali più ardite, come si può osservare per quanto concerne il Libro d'ore di Maria di Borgogna, le illustrazioni diventavano finestre aperte su una scena e i paesaggi raggiungevano una profondità mai vista, come si vede in Les Très riches heures du Duc de Berry dei Fratelli Limbourg, nel libro delle ore del cosiddetto Maestro di Boucicant e nel libro delle ore del Maestro di Bredford. È proprio da un libro delle ore che proviene questa miniatura presentante l’episodio dell’Annunciazione e recante preziosissime decorazioni realizzate con rari e pregiati pigmenti: ciò ci fa presagire che la committenza dell’opera fosse assolutamente di alto livello. Il miniatore che si occupa dell’esecuzione della scena, identificato con l’anonimo maestro Jacques de Besançon, attivo in Francia nell’ultimo trentennio del XVI secolo, riesce a fornire all’immagine un marcato senso di spazialità e profondità, non scontato per quanto concerne l’elaborata tecnica della miniatura. Il cosiddetto Maestro Jacques de Besançon è un anonimo miniatore che fu attivo in Francia, e, più precisamente, a Parigi tra il 1478 e il 1500. La critica lo ha identificato in François Barber, figlio di François Barbier, alias il Maestro Francesco. Abbiamo a che fare con un artista gran lavoratore, la cui produzione generò un gran numero di libri di ore, così come vari manoscritti per la nobiltà. Sul finire della sua attività ha decorato incunaboli e grandi testate, soprattutto per l'editore Antoine Vérard. Documenti d'archivio indicano che nel 1478 l'autore risiedeva nella parrocchia di San Cristoforo sulla Île de la Cité ed era inquilino di una casa detta dell'asino a righe, che era di proprietà del capitolo di Notre Dame. Fu uno dei rari borghesi ad essere ammesso nel 1485 alla confraternita di Sant'Agostino che aveva la sua sede nella cattedrale. Nel 1488 lasciò un legato per una messa a Parigi nel convento dei Celestini. Si crede che sia deceduto nel 1501. Fu vicino al capitolo di Notre Dame per cui realizzò diversi messali e seppe esprimere costantemente un alto livello di vita e di riconoscimenti lavorando anche per il re di Francia.
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