Sant’Antonio di Padova col Bambino
Marmo, cm 65 x 32 x 18
Scuola veneta, XVII secolo
Sant’Antonio di Padova col Bambino
Marmo, cm 65 x 32 x 18
Scuola veneta, XVII secolo
Scuola veneta, XVII secolo
Sant’Antonio di Padova col Bambino
Marmo, cm 65 x 32 x 18
Questa statua di marmo raffigura Sant’Antonio di Padova con in braccio il Bambino; quest’iconografia è molto diffusa nell’arte cristiana in quanto, poco prima di morire, il Santo avrebbe avuto una visione con protagonista proprio Gesù bambino. Il culto di Antonio è molto radicato in tutta la penisola ma specialmente in Veneto e, soprattutto nella città di Padova, di cui è patrono e dove si fece portare negli ultimi giorni di vita per esservi sepolto. Morì infatti presso il monastero delle Clarisse nel quartiere di Arcella, appena fuori la città, per poi essere traslato nella attuale Cappella dell'Arca, all’interno della Basilica del Santo. Originario di Lisbona, costantemente in viaggio fra Portogallo, Francia e Italia, Antonio scelse la città veneta come luogo di residenza fissa quando non era in viaggio. Qui redasse i Sermones, opera di profonda analisi teologica che gli valse l’elezione a Santo nel 1232, appena un anno dopo la sua morte, oltre che a Dottore della Chiesa nel 1946. Inoltre, sempre qui si affermò come predicatore, tanto da essere costantemente cercato dalla folla di fedeli cittadini; le sue enormi capacità di predicatore e le grandi conoscenze in ambito teologico lo metteranno in luce anche agli occhi di San Francesco, che deciderà di inviarlo a convertire gli eretici catari nel sud della Francia nel 1224. Per queste sue particolari doti e per la redazione dei Sermones, è rappresentato con anche un libro in mano, sul quale è seduto il Bambino, e un giglio bianco, simbolo di purezza, mentre in ogni raffigurazione, pittorica o scultorea, indossa l’abito francescano. Anche in questo caso riconosciamo subito le vesti dell’ordine dal cappuccio e dal cordone con tre nodi simbolo delle tre regole francescane: Povertà, Castità e Obbedienza. La scultura è stata realizzata nel XVII secolo, anticipando quel gusto neoclassico ben rappresentato nella scultura veneta dell’epoca da Antonio Canova (1757-1822), sebben il soggetto non derivi dalla classicità greca o romana, ne incarna l’imperiosità della posa e la solennità dell’espressione, conferendo alla figura del Santo un portamento simile a quello degli eroi della mitologia antica o dei grandi imperatori romani. La plasticità delle vesti si fonde con il corpo dell’effigiato, dandogli volume e sostanza, mentre il Bambino ricalca la gravità solenne dell’espressione aggiungendoci una certa dose di curiosità contemplativa, tipicamente infantile.
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