San Giovanni Battista
1495 ca.
Marmo di Candoglia, cm 24 x 14 x 10
Base, cm 1,2 x 10 x 8,8
Girolamo Viscardi (Laino, 1467 – Genova, dopo il 1522)
San Giovanni Battista
1495 ca.
Marmo di Candoglia, cm 24 x 14 x 10
Base, cm 1,2 x 10 x 8,8
Girolamo Viscardi (Laino, 1467 – Genova, dopo il 1522)
Girolamo Viscardi (Laino, 1467 – Genova, dopo il 1522)
San Giovanni Battista
1495 ca.
Marmo di Candoglia, cm 24 x 14 x 10
Base, cm 1,2 x 10 x 8,8
Prof. Giancarlo Gentilini
Prof. David Lucini
La piccola statuetta in marmo di Candoglia raffigura il Precursore annunciato da Isaia (Is 40, 3), di giovane età, con la sguardo fisso in avanti e munito dei suoi tipici attributi iconografici: “un vestito di peli di cammello con una cintura di pelle attorno ai fianchi” (Matteo 3, 10) annodata alla spalla destra, coperto da una tunica, il piccolo agnello eucaristico (acefalo in seguito ad un’antica rottura) posato sopra il libro delle sacre scritture ed il dito indice proteso in avanti ad annunciare la venuta del Messia. Il Santo ha una posa algida e rarefatta, un aspetto emaciato e si caratterizza per una corporatura connotata da un’anatomia essenziale, corredata da spunti di gigantismo evidenti nel capo, nei piedi e nelle mani.
Il panneggio della tunica risolto con ampie, tese ed affilate pieghe falcate, il particolare modellato dei capelli, che zampillano sopra la fronte e ricadono sulle spalle in lunghe ciocche attorcigliate, e soprattutto quello della barba, condotta con una trama a simmetrici ciuffi virgolati, contribuiscono ad individuare nel Santo una matrice stilistica di origine lombarda. Lo scultore a cui si vuole assegnare la paternità della statuetta marmorea del Battista è infatti Girolamo Viscardi, luganese di nascita, ma lombardo di formazione, istruitosi al fianco di Antonio dalla Porta, detto il Tamagnino, come collaboratore dell’Amadeo alla decorazione plastica della Certosa di Pavia nei primissimi anni Novanta del Quattrocento. A partire dal 1497 egli riparte la sua attività tra Genova, patria di una complessa e fortunata congiuntura di maestranze lombarde, liguri e toscane esportatrici di forme rinascimentali oltralpe, e la Francia, dove ebbe modo di lavorare al fianco dei fiorentini Donato Benti e Benedetto da Rovezzano per Luigi XII alle tombe dei Duchi d’Orleans in Saint-Denis (1507), e autonomamente nella decorazione plastica della chiesa di Saint-Trinitè a Fécamp (1507 - 8).
Il tergo della statuina lavorato solo parzialmente e le tracce di un contatto uniforme del manufatto con una superficie verticale, riscontrabile anche nella basa stondata nel retro, lasciano supporre che l'immagine del Santo fosse collocata in origine al vertice di un tabernacolo o piuttosto nello spazio augusto di una nicchia di qualche altare. Ipotesi quest'ultima suffragata dalla predilezione dell’opera per una visione esclusivamente frontale e dal taglio netto, evidente da una visione laterale, che conferisce all’immagine del Battista quasi le fattezze di una fígurina. Simili sculture di mano del Viscardi si trovano nella chiesa di Saint-Trinitè a Fécamp, poste ad ornamento di un tabernacolo parietale e di un reliquario bifronte, entrambi in marmo di Carrara, eseguiti, stando alla stipula del contratto, a partire dal maggio del 1507. Queste, raffiguranti un Cristo benedicente ed una serie di Santi, nonostante le varianti iconografiche dei soggetti rappresentati, ripropongono le identiche invenzioni formali del San Giovanni Battista: in particolar modo la resa delle vesti taglienti, le esili corporature, i volti ossuti, le capigliature gorgheggianti e le pose standardizzate dei personaggi, con un piede ancorato a terra e l’altro spinto delicatamente all’indietro. Elementi questi che rendono propensi ad ipotizzare l’esecuzione della scultura in questione in quel torno di anni.
Non è tuttavia così semplice inserire cronologicamente la statuetta in discussione all’interno del percorso stilistico del Viscardi: infatti le poche opere giunte a scandire le tappe fondamentali della sua carriera si qualificano tutte per un gergo che si ripresenta continuamente ed uniformemente, fin negli ultimi lavori dello scultore a Genova negli anni Venti del Cinquecento, quasi senza scarti evolutivi evidenti. Tuttavia, al fine di stabilire un’esatta collocazione cronologica del pezzo, ci è di grande utilità la qualità del marmo utilizzata, che non è quello bianco di Carrara impiegato diffusamente in ambito genovese e per le opere da esportare oltralpe, bensì quello di Candoglia, tipico per la sua coloritura rosata, utilizzato esclusivamente in ambito lombardo. Motivazione questa che ci spinge a spostare l’esecuzione della statuina agli anni che precedono il trasferimento dello scultore in Liguria, prima quindi del 1479.
Bibliografia di riferimento:
- H.W. Kruft, Gerolamo Viscardi, ein genuesischer bildhauer der Renaissance, in “Mitteilungen des Kunsthistorisches Institutes in Florenz”, 15, 1971, pp. 273 – 288.
- H.W. Kruft, Genuesische Skulpturen der Renaissance in Frankreich, in Evolution Générale et développements régionaux en histoire de l’art, atti del XXII Congresso Internazionale di Storia dell’Arte, a cura di G. Rózsa, Budapest 1972, pp. 697 – 704.
- P. Rouillard, voce Viscardi Girolamo, in The Dictionary of Art, XXXIII, New York, 1966, p. 603.
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