La statua di Francesco Sforza
olio su tela, cm 44,5 x 59,5, con cornice, cm 70 x 85
firmato in basso a sinistra
Provenienza: Collezione Bernasconi, Milano
Felice De Maurizio (1810 - 1890)
La statua di Francesco Sforza
olio su tela, cm 44,5 x 59,5, con cornice, cm 70 x 85
firmato in basso a sinistra
Provenienza: Collezione Bernasconi, Milano
Felice De Maurizio (1810 - 1890)
Felice De Maurizio (1810 - 1890)
Distruzione della Statua equestre di Francesco Sforza
olio su tela, cm 44,5 x 59,5, con cornice, cm 70 x 85
firmato in basso a sinistra
Provenienza: Collezione Bernasconi, Milano
Questa tela restituisce con una drammatica forza visiva il convulso passaggio di potere avvenuto a Milano nel 1499, quando la caduta di Ludovico il Moro segnò la fine di un’epoca e l’inizio della dominazione francese. L’artista fonde realtà storica e immaginazione per narrare il collasso della dinastia Sforza, scegliendo come fulcro simbolico l'assalto a quello che appare come il leggendario monumento equestre a Francesco Sforza, l’opera titanica progettata da Leonardo da Vinci e mai portata a compimento. Il Monumento Sforza, commissionato a Leonardo nel 1482 da Ludovico il Moro, doveva essere la più grande statua equestre del mondo in onore di Francesco Sforza. Dopo anni di studi anatomici, l'artista realizzò nel 1493 un colossale modello in creta alto oltre sette metri, destinato a una fusione in bronzo mai avvenuta. Quando nel 1499 le truppe di Luigi XII entrarono a Milano, il monumentale modello in creta venne utilizzato dai balestrieri guasconi come bersaglio per le loro esercitazioni, venendo irrimediabilmente distrutto e lasciando Leonardo nell’amarezza di non aver mai visto compiuta quella che doveva essere la sua più grande scultura. La descrizione dell’opera mette in luce una folla inferocita che, tra detriti e fumo, si accanisce contro il simulacro del duca con corde e lunghe pertiche, trasformando il cortile del castello in un teatro di furia iconoclasta dove l’abbattimento della statua sancisce la cancellazione del precedente regime. In questo scenario di mutamento radicale, la figura avvolta in un sontuoso abito rosso emerge come perno politico della scena, identificabile verosimilmente con Gian Giacomo Trivulzio, il nobile milanese e acerrimo nemico degli Sforza che guidò l'esercito francese alla conquista della propria città, qui ritratto mentre osserva con solenne distacco la fine definitiva dei suoi avversari.
L'autore del dipinto è Felice De Maurizio, pittore nato a Milano nel 1810 e formatosi all'Accademia di Brera sotto la guida di Luigi Sabatelli tra il 1824 e il 1830, che si distinse come pittore di figura specializzato in composizioni storico-letterarie e ritrattistica su commissione. Nel corso della sua carriera espose a Brera opere significative come I Santi Cosma e Damiano, Paolo e Virginia e le Meditazioni giovanili di Cristoforo Colombo, realizzando inoltre importanti ritratti istituzionali per l'Ospedale Maggiore e l'Amministrazione dei Luoghi Pii Elemosinieri, come quello di Giuseppe Calcaterra. Oltre alla pittura, De Maurizio si dedicò alla scenografia, al restauro e alla decorazione ornamentale, ricoprendo tra il 1867 e il 1882 la prestigiosa carica di conservatore della Pinacoteca di Brera prima della sua scomparsa avvenuta a Milano nel 1890
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