Battaglia tra Cristiani e Turchi
Olio su tela, cm 79 x 119
Antonio Calza (Verona, 1653-1725)
Battaglia tra Cristiani e Turchi
Olio su tela, cm 79 x 119
Antonio Calza (Verona, 1653-1725)
Antonio Calza (Verona, 1653-1725)
Battaglia tra Cristiani e Turchi
Olio su tela, cm 79 x 119
Nell’utilizzo di colori luminosi e brillanti e nell’equilibrato taglio compositivo che anima l’intera composizione si può riscontrare la vicinanza ai modi e al gusto del pittore Antonio Calza (Verona, 1653-1725), che sceglie qui di ricostruire un intenso scontro tra Cristiani e Turchi. Un cavaliere emerge dalla fitta mischia di combattenti che si svolge in un ambiente montano, in cui le rocce sono avvolte da una nuvolaglia di polvere, proseguendo a destra lungo il declivio sino una frastagliata linea dell'orizzonte e un cielo ampio solcato da nuvole e coaguli di fumo sprigionati dalle artiglierie, che confondono il profilo delle montagne e del fortilizio sullo sfondo. Questo espediente imprime alla scena una suggestiva profondità spaziale, grazie ai decisi contrappunti figurativi coordinati da una progressiva digressione prospettica e del metro espositivo.
Il Calza (Verona 1653 – 1729) fu tra i più affermati e validi specialisti del suo tempo di temi bellici, emergendo nell’ambito emiliano e veneto durante i due decenni finali del XVII secolo e nei tre del secolo successivo. Dopo una prima formazione bolognese, aveva abbandonato la casa paterna appena quindicenne, e un primo periodo di produzione in terra emiliana, passò poi probabilmente a Roma pe ammirare le opere del Borgognone, caposcuola indiscusso del settore (due sue opere giovanili del Museo di Castelvecchio di Verona sono assai vicine al Courtois). Quindi Antonio fu attivo in varie città italiane, da Milano a Firenze e soprattutto a Venezia, dove sposò la terza moglie e apri una bottega, oltre che a Vienna, dove dal 1712 al 1716 fu al servizio del principe Eugenio di Savoia. Naturalmente molti suoi quadri, come riportato da B. Dal Pozzo (Vite de’ Pittori, degli Scultori et Architetti Veronesi, Verona 1716), furono compiuti per collezionisti della sua città natale, dove vi rientrò nel 1675 essendosi riappacificato col padre, nel cui ambito si affermò come il maggiore dando vita a un prolifico seguito. Il recupero della figura del Calza quale battaglista è stato abbastanza recente, essendo stato completamente tralasciato dalla critica moderna sino alla riconsiderazione di L. Magagnato nel 1978, in occasione della mostra di Verona (Catalogo La pittura a Verona tra Sei e Settecento, pp. 143-149). Il Catalogo del pittore ha subito un notevole incremento a partire dagli anni Ottanta e da quel momento il maestro veronese ha riguadagnato una posizione di assoluto prestigio in questo genere pittorico. Lo stile personale del Calza è basato su un cromatismo accesso formato da macchie di colore, unito a una scioltezza ed immediatezza esecutiva, segnata da un’accentuata enfasi espressiva e una ricercata attinenza al dato reale, sostenuta da una specifica perizia militare.Il dipinto preso in esame si può raffrontare con varie opere di raffronto nel ricco repertorio illustrato nella trattazione sul Calza, si vedano gli esempi dei dipinti apparsi sul mercato antiquario e quelli musealizzati.
Nel 1442, il condottiero ungherese Giovanni Hunyadi (noto anche come János Hunyadi o il "Cavaliere Bianco") ottenne due delle sue vittorie più spettacolari contro l'Impero Ottomano, consolidando la sua fama di "difensore della Cristianità". Le più rilevanti di quell'anno sono la Battaglia di Sibiu (o Hermannstadt) e la Battaglia delle Porte di Ferro (o dello Ialomița). In particolare, nel dipinto, è raffigurata La Battaglia delle Porte di Ferro (Settembre 1442) dove Hunyadi affrontò i turchi nei pressi del fiume Ialomița, vicino alle Porte di Ferro (una gola del Danubio). Nonostante l'inferiorità numerica (circa 15.000 cristiani contro una forza molto superiore), Hunyadi utilizzò brillantemente il terreno e la disciplina della sua fanteria e cavalleria. L'esercito ottomano fu quasi completamente distrutto. Questa vittoria fu così schiacciante che spinse Papa Eugenio IV a proclamare una nuova crociata (che avrebbe portato alla successiva Campagna Lunga del 1443).
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