Scuola lombarda, XVII secolo

Ritratto di dama

Olio su tela, cm 120 x 97

Scuola lombarda, XVII secolo

: PP2400471

Scuola lombarda, XVII secolo

Ritratto di dama

Olio su tela, cm 120 x 97

Il presente ritratto presenta una nobildonna abbigliata riccamente, secondo la moda della seconda metà del Seicento. In questa fase si passa gradualmente a un genere di vestiario che segue, sia per l’uomo che per la donna, il costume francese al posto di quello spagnolo, largamente utilizzato nel secolo precedente fino ai primi decenni del Seicento appunto. L’enfatizzazione del corpo femminile attraverso il corpetto stretto, una sorta di antesignano del corsetto, e l’ampia scollatura che lasciava libere le spalle. A questi tagli più audaci va aggiunta però, una maggior preziosità negli ornamenti di pizzo lungo la scollatura, sui bordi delle maniche a sbuffo e nelle perle che rivestono la zona centrale del petto; come accessori possiamo immediatamente notare il ventaglio in piume nere a cui è legato un nastro rosso perfettamente in tinta con quello che è avvolto sulla spettacolare acconciatura della dama, in cui si nota fin da subito il nuovo gusto verso una piega che predilige il ricciolo e che si raccoglie in alte crocchie sulla parte posteriore della testa. In particolare, questo tipo di acconciatura, fermata dai nastri, iniziò a salire verticalmente nelle composizioni e divenne una sorta di imitazione delle alte parrucche ricciole usate dagli uomini a partire dagli anni Ottanta del secolo; chiamata Fontange dal nome della duchessa di Fontages, amante di Luigi XIV, essa divenne sempre più complessa anche grazie all’utilizzo di nastri, fiocchi, spille e cuffie, volto a sostenere l’imponente struttura ricciola. La pelle candida della donna si rispecchia nella prerogativa per le dame di avere un colorito bianco, anche attraverso l’uso del trucco, simbolo di nobiltà e di uno stile di vita altolocato, lontano dalle fatiche del lavoro all’aria aperta e alla relativa abbronzatura dovuta al sole. Fra le scuole pittoriche italiane quella lombarda appare come la più vicina a questo ritratto, che è dipinto dal naturale e si inserisce nel filone dei pittori che Roberto Longhi definì “della realtà”, fra cui compaiono diversi ritrattisti attivi nella regione fra il XVI e il XVIII secolo: partendo dal Moroni fino a Giacomo Ceruti passando per Carlo Ceresa e Pier Francesco Cittadini, questi ultimi forse più facili da accostare periodicamente al nostro ritratto, l’aspetto di indagine del reale, sia negli oggetti sia nei personaggi, si configura come elemento fondamentale dell’opera.  Anche in questo caso, troviamo un portamento sicuramente sostenuto, un sussiego nobiliare e composto, in cui però si nota sin da subito una risonanza emotiva più intima e umana che sembra volere andar oltre la semplice imitazione.

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