GLI ANIMALI NELL'ARTE
“Gli animali nell’arte”
12-20 luglio 2023
Ars Antiqua srl - Via Pisacane 55/57, Milano
Ars Antiqua, galleria d’arte che dal 2000 costituisce un affermato punto di riferimento per il collezionismo italiano e non solo, proporrà alla conoscenza del gentile pubblico una mostra imperniata sugli animali e le loro molteplici raffigurazioni pittoriche. I capolavori che comporranno l’allestimento saranno organizzati per sezioni tematiche ed esporranno con piacevole intensità la sostituzione dell’originaria carica allegorica faunistica con una più addolcita valenza decorativa, sempre caratterizzata da un tripudio di cromie e perfezionismo tecnico.
La prima sezione tesse i meriti dei Cavalli, invitti condottieri imperiali e marziali, declinati sia nei racconti guerreschi dei più celebri battaglisti che nelle frementi scene di caccia. Lo spettacolarismo di Jean Peter Verdussen (Anversa 1700 circa – Avignone, 1763) effonde nella sua Scena di battaglia le principali passioni dell’artista, ovvero la registrazione ad un sol tempo delle vicende in presa diretta di un campo militare e i disegni equestri di indomiti combattimenti. Il grande cavallo bianco che domina il primo piano esemplifica la formazione dell’artista, sotto la guida del padre Jacob Verdussen, anch’egli esperto pittore di battaglie e influenzato dall’artista olandese Philips Wouwerman. Questo dipinto, accesamente sciolto e dialogante all’insegna di immediati e accecanti tocchi pittorici, è riferibile all’unica fase scarsamente documentata di Verdussen, precedente al suo trasferimento a Torino. L’artista ebbe tanta rinomanza e affermazione che molteplici suoi seguaci firmarono dipinti degni della sua cifra stilistica: la presente Coppia di scene di caccia di un suo seguace offre un elegante rientro dalla caccia, evocato da un gruppo di uomini in redingote rosso splendente in groppa a cavalli dal manto statuario ravvivato da bagni di luce. I destrieri ritmano a passo lento le fanfare dei cavalieri oppure si mostrano recalcitranti in delicate impennate e preziose gualdrappe. Immancabile in questa presentazione la Coppia di tavole con scene di accampamento del celebre August Querfurt (Wolfenbüttel, 1696 - Vienna, 1761), pittore austriaco dedito all’arte italiana che risentì dell'influenza della cifra stilistica veneta specializzandosi in soggetti equestri, soprattutto in scontri isolati di cavalleria e accampamenti. La possenza dell’anatomia del cavallo risalta nella tela di scuola fiamminga di XVII secolo, raffigurante un principe di Ligne, come indicato dall’antica iscrizione riportata alla luce in occasione della pulitura. Niente di meglio della tipologia del ritratto equestre, qui rafforzata dalla salda impennata del destriero, per rimarcare il prestigio ottenuto dal ritrattato, molto probabilmente Claude Lamoral II de Ligne, feldmaresciallo signore delle Fiandre che comandò la costruzione della Versailles belga per rivaleggiare con lo stesso Luigi XIV. Il medium scultoreo consente di apprezzare al meglio la rocambolesca nervosità del cavallo, spesso scelto dagli artisti per privilegiare un racconto immediato: così accade per i Cavalieri in bronzo di Antonio Pandiani (Milano, 1838-1928), in cui un gruppo di cavalli al saettante galoppo si irrigidisce e sbuffa nella foga della corsa. Questa fu cifra esclusiva del rinomato scultore milanese, pur dedito a sostenere la cifra neoclassica lombarda nell’ambito delle mostre organizzate dall’Accademia di Brera. Ricco di fascino e fierezza, a un passo spavaldamente audace, è invece il cavallo della riproduzione di XIX sec. della scultura del Bartolomeo Colleoni realizzata da Andrea del Verrocchio per il Campo di San Zanipolo. Ruggente capitano di ventura al servizio della Serenissima e di Filippo Maria Visconti, il Colleoni scelse la statua equestre per tramandare la propria memoria ai posteri, testimoniando la funzione ancora una volta eroicizzante e propagandistica del cavallo. I quattro pannelli eburnei di scuola europea settentrionale (XVII-XVIII sec.) sono infine rappresentativi delle scene di entrata cittadina a carattere trionfale: l’entrata del carismatico duca di Alba nella città di Bruxelles risuona della fanfara finemente intagliata dall’ebanista e degli zoccoli dei cavalli, utilizzati non solo come montatura ma anche esibiti come veri e propri trionfi.
Rappresentativo della sezione Volatili è il dipinto con Tacchino, due galline e gallo di Angelo Maria Crivelli detto il Crivellone (Milano, 1660 – 1730), già pubblicato in Arisi; se da un lato la restituzione ovattata e boschiva dell’angolo di radura in cui muovono gaiamente gli uccelli richiama, nella composizione floreale, le cromie utilizzate per piume e bargigli, dall’altro la sapiente sintesi tecnica dell’artista screzia la luce in una deflagrazione di luminose gocce sulla miriade di piume rappresentate.
Per quanto riguarda la Pesca, l’esposizione verte su una Natura morta con pesci e vasellame di Giuseppe Recco (Napoli, 1634 – Alicante, 1695), protagonista indiscusso della stagione barocca napoletana. Il dipinto scelto vanta un tripudio di gallinelle, triglie, orate, branzini, aguglie e calamari distribuiti sul buio fondale della tela, di modo che l’iridescenza delle fredde squame dei pesci sprizzi un’incandescenza coloristica accentuata dalla contorsione dei corpi.
Per le Scene pastorali svettano i nomi di Giuseppe Tassone (Roma, 1653 - Napoli, 1737) e Niccolò Rossi (XVIII secolo), maestri dell’atmosfera distesa e rasserenante della vita bucolica, in sintonia con il mondo dell’arcadia più sincero. Una simile rassegna di transumanza animale, coronata da una sconfinata apertura sulla radura boschiva, ricorre nella Scena di carovana del Rossi, allievo di Luca Giordano e lungamente celebrato negli inventari partenopei di primo Settecento. La dolce mitezza che contraddistingue il presente dipinto con gli animali a riposo, raggomitolati docilmente all’ombra degli alberi oppure in posizione di attesa al caldo del tramonto, venne estesamente lodata dalle cronache contemporanee.
Segue la sezione relativa agli Animali esotici e fantastici, fonte di fascino e meraviglia sin dall’antichità: la Natura morta con pappagallo di Reynaud Levieux (Nimes, 1613-Roma, 1699) testimonia nel soffice piumaggio del colorato uccellino e nella frutta apparecchiata al di sotto l’accertato contatto con i connazionali attivi a Roma quali Pierre Mignard nonché naturamorfisti come Francesco Noletti detto il Maltese, da cui si trae ispirazione per la presente nappina che ricade accanto al pappagallo, ponte di congiunzione tra mondo occidentale ed esotico. Similmente il Paradiso Terrestre di scuola tedesca realizzato a cavallo tra XVI e XVII secolo si appropria di animali curiosi per sintetizzare l’estrema varietà dell’Eden perduto, figurando esseri certo non indigeni; l’onirica atmosfera nordica si adegua così alla materia veterotestamentaria disponendo nella stessa scena una coppia di puledri dal manto candido, due stambecchi ancora giovani e un leone mansueto al fianco di un cagnolino arrotolato, simbolo dell’innocenza che si sta per perdere. Anche la scultura in pietra ritraente un Leone con scudo araldico, di manifattura fiorentina pertinente al XVII secolo, fa del dato esotico un elemento araldico, convincendo riguardo la somiglianza tra il presente e il Marzocco fiorentino.
Per l’ultima sezione, relativa alla Caccia, attività che ha accompagnato l’umanità lungo tutta la sua storia, si è scelto di presentare una Caccia al cervo di Giovanni Crivelli detto il Crivellino (?-1760), dominante il mercato lombardo dalla fine del Seicento sino alla metà di quello successivo; guizzante di intensa drammaticità, il dipinto restituisce con vivido vigore persino il manto dei segugi.
L’esposizione verrà inaugurata mercoledì 12 luglio alle ore 19:00. Domenica 16 luglio seguirà un approfondimento inerente durante la diretta televisiva domenicale di Ars Antiqua, dalle 17.00 alle 21.00, sui canali 126 (digitale terrestre) e 813 (Sky), sul sito www.arsantiquasrl.info e su Facebook e YouTube.