XIX secolo, Donne alle terme

XIX secolo, Donne alle terme

XIX secolo

Donne alle terme

Olio su tela, cm 53 x 80 – con cornice cm 66,5 x 92

Firmato “K. Yeuwell”

XIX secolo

Donne alle terme

Olio su tela, cm 53 x 80 – con cornice cm 66,5 x 92

Firmato “K. Yeuwell”

 

L’opera in esame raffigura una scena orientalista in cui giovani ragazze sono intente a passare piacevolmente il loro tempo presso i bagni termali dei ricchi palazzi nobiliari, gli hammam. Lo scorcio dal basso con cui sono riprese le figure dona una ampia prospettiva sul cortile ricco di particolari ludici. La piscina che sembra continuare oltre i confini del dipinto è cosparsa da eteree ninfee, con le quali stanno giocando le due ragazze distese e vestite succintamente. Sulla destra del dipinto, invece, alcune donne si intrattengono in gruppo e si allietano con bevande e dolci, sedute su un tappeto finemente lavorato a motivi geometrici. Lo sfondo apre le porte sulle mura di un ricco palazzo orientale, con capitelli arabeggianti, le finestrelle con archi ogivali a motivi naturalistici, i muri decorati con fregi a motivi interlacciati, tipico ornamento del mondo arabo. Altro elemento che dona carattere e peculiarità alla composizione è quello della vegetazione rigogliosa che si attorciglia sulle alte colonne del cortile attraverso rampicanti di rose del deserto e grasse palme piantate entro vasi in cotto posti sotto le arcate.

L’harem e le odalische accendono le fantasie degli occidentali nel XIX secolo. La donna musulmana, velata in pubblico, in realtà viene raffigurata come una seduttrice nella sfera privata. Un quadro di medesimo soggetto opera di Fabio Fabbi (1861-1946), viaggiatore in Egitto, rappresenta un buon termine di confronto nella resa realistica del soggetto, così come quello di Giulio Rosati. Nessun pittore era però ammesso a visitare un harem, luogo precluso agli uomini. Molte testimonianze dell’epoca vengono perciò da viaggiatrici, che ci raccontano di donne indaffarate con i bambini, intente a parlare fra di loro o a sorseggiare un the, lontane dall’immagine delle seduttrici sognate dai pittori orientalisti, che dipingevano i loro ricordi di una terra all’epoca lontana e pervasa di un’aurea fantasia e magia. L’Oriente non è terra di scoperta solo per gli archeologi, gli avventurieri e i mercanti, ma ben presto calamita l’attenzione soprattutto degli artisti. Molti di loro, nel corso dell’Ottocento, viaggiarono in Siria, Arabia, Ira, Turchia, Marocco per documentare con i loro quadri un universo che ha sempre fatto sognare gli europei. Saranno denominati orientalisti, per la loro scelta di raffigurare scene di vita, edifici, personaggi nelle vie del Cairo, di Damasco o di Costantinopoli. Questa corrente, pur trovando terreno fertile in Francia nel corso dell’Ottocento, attrae anche molti italiani. La campagna d’Egitto di Napoleone, tra il 1798 e il 1801, fece difatti da apripista in Europa ai viaggi in Medio Oriente. L’Occidente scoprì così il fascino di un nuovo mondo, esotico, misterioso, eccitante e sensuale.

Epoca

XIX Secolo

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