XIX secolo, Busto di Dante Alighieri

XIX secolo, Busto di Dante Alighieri

XIX secolo

Busto di dante Alighieri

Marmo, cm 65 x 40 x 22

XIX secolo

Busto di Dante Alighieri

Marmo, cm 65 x 40 x 22

 

L’opera in esame è una scultura marmorea del XIX secolo, raffigurante Dante Alighieri, autore della Divina Commedia. È proprio durante l’Ottocento infatti che viene riscoperta la figura di Dante e apprezzata maggiormente la sua opera letteraria, così che ben presto fu unanimemente considerato il padre della lingua italiana e sommo poeta nella storia d’Italia.

Già nei primi anni del secolo i poeti romantici iniziarono a nutrire un vero e proprio culto per i versi dell’Inferno, carichi di pathos e energia, tant’è vero che Alfieri e Foscolo esaltarono il fiorentino nei loro scritti, commossi anche dalla sua drammatica vicenda esistenziale di esule politico, costretto a peregrinare di corte in corte dopo la cacciata dalla città natale. Con l’avvento del Risorgimento, furono inoltre apprezzate anche le opere politiche dello scrittore, il De Monarchia e le Epistole, e la sua tomba a Ravenna divenne meta imprescindibile per appassionati e uomini di cultura, che desideravano rendergli omaggio. In tale clima, in cui in tutta Europa andava fiorendo il movimento romantico, si assistette all’innalzamento di statue e monumenti in molte città italiane (Cfr. Enrico Pazzi, Monumento a Dante, 1865, Piazza Santa Croce, Firenze) e tutti i principali pittori dell’epoca, italiani e non, fecero a gare nell’illustrarne la vita o le opere; tra essi si può ricordare il francese Delacroix, che rappresentò nel 1822 l’attraversata dell’Acheronte in un famoso quadro oggi al Louvre di Parigi o  Gustav Dorè che preparò litografie per ogni episodio della Commedia, o ancora il pittore inglese Dante Gabriel Rossetti, fondatore del movimento dei Preraffaelliti, il quale, affascinato dai versi d’amore della Vita Nuova, realizzò struggenti opere, connotate da lirismo melodrammatico, negli anni centrali del secolo. Imprescindibile inoltre, in ambito scultoreo, La porta dell’inferno, al quale Rodin lavorò per oltre trent’anni, inserendovi l’iconografia di Dante pensatore. A tal proposito si deve ricordare l’ampia diffusione che ebbe l’effigie di Dante, sia scolpita sia dipinta, in ambito alto borghese, proprio come simbolo di riflessione filosofica e amor patrio, da esporre all’interno degli studi o comunque in posizione privilegiata tra le pareti domestiche; ne è esempio la vetrata con Il trionfo di Dante, realizzata da Giuseppe Bertini nel 1851 per lo studio di Gian Giacomo Poldi Pezzoli nella casa di famiglia, oggi Museo, a Milano. A quest’ultima tendenza, si deve collegare il busto in esame, che riprende i tratti fisiognomici tradizionalmente attribuiti al fiorentino (il naso aquilino, la fronte corrucciata, la smorfia severa delle labbra), sulla scorta della maschera funeraria dello stesso, visibile al Museo Casa di Dante a Firenze, copia del XV secolo, di un esemplare più antico perduto. La corona di alloro cinge il capo, in quanto sommo poeta.

Epoca

XIX Secolo

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