Valentin Lefèvre, Martirio di San Giorgio

Valentin Lefèvre, Martirio di San Giorgio

Valentin Lefèvre (Bruxelles, 1637 – Venezia, 1677)

Martirio di San Giorgio

Olio su tela, cm 59,5 x 45 – con cornice cm 77,5 x 62

Valentin Lefèvre (Bruxelles, 1637 – Venezia, 1677)

Martirio di San Giorgio

Olio su tela, cm 59,5 x 45 – con cornice cm 77,5 x 62

 

L’opera rappresenta il Martirio di San Giorgio e vi si può individuare la mano di Valentin Lefèvre (1637 – 1677). Si tratta di uno dei tipici esercizi di copia che Lefèvre era solito intraprendere dalle opere di artisti veneziani del XVI secolo, in particolare la sua preferenza andò a Paolo Veronese (1528 – 1588). L’opera deriva difatti dalla tela di soggetto analogo, realizzata dal Veronese per la chiesa di San Giorgio in Braida a Verona nel 1566 e destinata all’altare maggiore consacrato proprio a San Giorgio, di cui si raffigura il martirio. Al santo martire Giorgio, ucciso per essersi rifiutato di adorare gli idoli, compare la Madonna col Bambino insieme ai Santi Pietro e Paolo e alle virtù teologali, Fede, Carità e Speranza. Dal gruppo celeste vola verso il Santo un angioletto che porta con sé la palma del martirio e la corona d’alloro per la gloria celeste del martire. Nella parte inferiore fa da contraltare l’efficacia narrativa con cui l’artista descrive i preparativi del martirio con le diverse figure attentamente caratterizzate dai rispettivi attributi che attorniano il Santo spogliato della sua armatura.
Lefèvre, nato a Bruxelles nel 1637, si trasferì a Venezia negli anni Cinquanta del XVI secolo per studiare la pittura veneta e, in particolare, le opere di Paolo Veronese. Il dipinto si inserisce dunque in quel percorso di rivisitazione di testi pittorici cinquecenteschi realizzati dall’artista fiammingo, sia nell’attività pittorica, che in quella disegnativa; quest’ultima trova il proprio apice nelle incisioni raccolte nell’ Opera selectoria quae Titianus Vecellius Cadubrensis et Paulus Caliari Veronensis inventarunt ac pinxerunt, pubblicata a Venezia da Jacobus van Campen nel 1682, documento principe dell’attività di traduzione e convalida dello specialismo dell’artista fiammingo in questo campo. Un valido confronto per l’opera in esame può essere istituito con una pala d’altare di Lefèvre raffigurante San Mauro Abate, per la chiesa di Santa Giustina a Padova, in particolare si noti la dinamica composizione delle figure e le loro pose accentuate nella possanza della muscolatura. Ancora, si osserva un’altra tela del Veronese, Gloria di angeli nella chiesa di Santa Maria Assunta in Praglia, per la maestria nella resa delle architetture, assai simili a quelle rappresentate nel dipinto di Lefèvre, candide ed essenziali, avvolte dal tepore del cielo di un intenso azzurro.

Epoca

XVII Secolo

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