Bartolomeo Cittadella, Minerva

Bartolomeo Cittadella, Minerva

Scuola Veneta, Secolo XVIII

Minerva

Olio su tela, cm 160 x 90

Bartolomeo Cittadella (1636-1704)

Minerva 

Olio su tela, cm 90 x 160; con cornice cm 109 x 178

 

L’opera qui esaminata raffigura l’aggraziata e tornita figura della dea Minerva, ritratta semi sdraiata e appoggiata su un grande cuscino rosso. La dea è identificabile dai suoi tipici attributi iconografici, la spada, di cui si intravede solamente l’elsa, mentre la lama è nascosta da un candido panneggio, e l’elmo. Il dipinto presenta inequivocabili caratteri veneti, ed è da ricondurre ad un maestro operoso nella seconda metà del XVII secolo. In virtù di comparazioni stilistiche, la tela è dunque da considerare opera di Bartolomeo Cittadella (1636-1704), artista vicentino formatosi alla scuola del Padovanino (1588-1694) e del di lui allievo Giulio Carpioni (1613-1678), con cui collaborò e da cui ereditò i colori, ora tenui, ora vivaci, delle sue rappresentazioni. La tela in esame risulta caratterizzata da un ricercato accostamento di tinte complementari, dagli effetti cromatici intensi, e da una brillante tavolozza pittorica, tra cui spiccano il rosso, il blu e il bianco, che animano la scena illuminando la figura della dea. Analogie compositive possono essere trovate con dipinti presentati in aste passate, dove si ripete il caratteristico taglio ravvicinato nella raffigurazione del personaggio, dietro al quale si intravede uno scorcio di vegetazione e paesaggio. Bartolomeo Cittadella si trasferì a Verona dalla sua città natale tra il 1669 e il 1672, anni in cui è documentata la sua presenza in città. Indice del notevole prestigio ottenuto è il fatto che venisse annoverato tra i diciannove “Signori Academici Pittori Veronesi” dalle numerose opere commissionategli e conservate nelle chiese e nelle collezioni pubbliche e private veronesi.

Minerva, dea saggia ed accorta, fu considerata inizialmente dea della guerra, assumendo in seguito il ruolo di protettrice delle scienze, delle arti e della sapienza.

Nella tela esaminata, Cittadella, nel rappresentare Minerva parzialmente nuda, probabilmente intendeva porre l’accento sulla femminilità della dea, sempre nascosta sotto l’armatura, alludendo però al contempo alla sua castità. Le morbide vesti colorate che coprono il corpo lasciano scoperto un candido seno. Lo sfondo è diviso in due parti, sinistra della tela si apre un panorama, a destra, alle spalle della dea è appeso un tessuto color senape, che ricade sul letto, dove è sdraiata la dea, con un gioco di fitti panneggi, che dona all’opera un sapore teatrale. Lo sguardo di Minerva è rivolto verso sinistra, il suo volto, con i grandi occhi socchiusi è appoggiato pensosamente alla mano sinistra esprimendo calma e serenità.

Epoca

XVIII Secolo

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