Scuola emiliana, XVII secolo, Madonna con Bambino

Scuola emiliana, XVII secolo, Madonna con Bambino

Scuola emiliana, XVII secolo

Madonna con Bambino

Olio su tela, cm 64 x 81 – con cornice cm 81 x 97

Scuola emiliana, XVII secolo

Madonna con Bambino

Olio su tela, cm 64 x 81 – con cornice cm 81 x 97

 

La tela in esame vede effigiata una dolce Madonna che tiene tra le braccia il Bambin Gesù, che teneramente si aggrappa con la manina alla veste della Madre, la quale cerca di coprirlo con il lenzuolo bianco. Il dipinto deve il suo fascino all’estrema “grazia” e naturalezza con cui viene trattato il tema della Maternità, così denso di significati simbolici. L’immagine è costruita secondo una impostazione piramidale il cui vertice è costituito dalle teste vicine della Madre e del Bambino, mentre una luce illumina diagonalmente i due volti, in particolare quello di Maria, ponendo in evidenza la grana serica della pelle, con le guance rosee, le labbra sottili e il naso dritto. Le tonalità cangianti delle vesti della Vergine, così come i capelli trattenuti da un nastro, risaltano sul fondo scuro e uniforme e vengono posti in evidenza i panneggi ampi e sagomati, che avvolgono il corpo della Vergine. Il movimento fluido dei panneggi, che pare quasi scivolare, ricorda la pittura emiliana del Seicento, con cui condivide un’analoga freschezza narrativa e la sottile capacità di descrivere il rapporto affettuoso fra la giovanissima Vergine e il Bambino. La freschezza della luce, la tenerezza degli incarnati, i sorrisi, i soffusi toni dorati dei capelli del Bambino, la musicalissima fluidità dei panni, rendono piacevole questa scena di intimità familiare ma non nascondono il conflitto sacro che contiene. L’autore di questo brano riuscì a figurare ciò che è divino attraverso una toccante umanità, con l’attitudine della Vergine e la stupenda infantilità Bambino, che tiene nella manina la croce, ignaro del presagio che vi è racchiuso. Si può improntare un confronto con il pittore bolognese Carlo Cignani (Bologna, 1628 – Forlì, 1718), in particolare si osservino la Madonna con Bambino alla Fondazione Cini di Venezia e la tela di Sansone e Dalila alla Pinacoteca Nazionale di Bologna; entrambe le tele raffigurano la tipologia della Vergine con la scriminatura centrale tra i capelli scuri e la fascia che li trattiene, il naso dal dorso sottile, le labbra fini e il mento delicato, gli occhi ovali socchiusi e le arcate sopracciliari pronunciate. Anche nella fisionomia del Bambino, dal corpo florido, si riscontrano assonanze con l’opera di Cignani ed in particolare con un disegno attribuito al bolognese e apparso sul mercato che riprende il corpicino di un bambino nella medesima posa di quello qui raffigurato: un braccio piegato a tenere la croce e l’altro adagiato sull’avambraccio della madre e il volto rivolto verso di lei. Questi stringenti confronti fanno propendere per una attribuzione della presente tela proprio a Cignani, restringendo così il campo della florida pittura emiliana del Seicento ad una personalità celebre e presente in numerose collezioni nazionali. Formatosi con Giovanni Battista del Cairo e con Francesco Albani, Cignani subì fortemente l’influenza di Annibale Carracci, del Correggio e, per la prospettiva da sotto in su nonché per l’uso del colore, delle opere di Melozzo da Forlì. Cignani si inserì anche nella tradizione della scuola forlivese, al cui sviluppo contribuì col suo stesso lavoro. Dopo le opere giovanili, a Bologna, fortemente barocche, lavorò a Roma dal 1662 dove fu principe dell’Accademia di San Luca nel 1710. Dal 1665 fu attivo di nuovo a Bologna, poi a Parma (1678-1681).

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