Scuola emiliana, Seconda metà XVII secolo, Cristo e la samaritana al pozzo

Scuola emiliana, Seconda metà XVII secolo, Cristo e la samaritana al pozzo

Scuola emiliana, seconda metà XVII secolo

Cristo e la samaritana al pozzo

Olio su tela, cm 32,5 x 42

 

Scuola emiliana, seconda metà XVII secolo

Cristo e la samaritana al pozzo

Olio su tela, cm 32,5 x 42

 

Secondo il racconto evangelico Gesù, recandosi dalla Giudea alla Galilea, dovette attraversare la Samaria. Un giorno giunse ad una città della regione chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era il pozzo di Giacobbe. Fermatosi accanto al pozzo per riposarsi, Gesù vide giungere una samaritana ad attingervi acqua e le chiese da bere. La samaritana, avendolo riconosciuto come giudeo, si meravigliò e gli chiese come mai un giudeo si rivolgesse ad una samaritana. Al che Gesù offrì alla donna, di rimando, dell’acqua, grazie alla quale, le dice, chi ne berrà non avrà mai più sete, anzi diventerà egli stesso sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna. Gesù quindi chiese alla Samaritana: «…vai a chiamare tuo marito e poi torna qui». Alla risposta della donna di non avere marito, Gesù ribatté: «…infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito». Sbalordita per la conoscenza che Gesù dimostrava sulla sua vita, la samaritana tornò in città annunciando di aver incontrato forse il Messia. Molti samaritani accorsero da Lui e, narra l’Evangelista che i popolani credettero alle parole della donna e lo pregarono di fermarsi con loro.

L’opera si può ascrivere per caratteri tecnici e formali alla scuola emiliana della metà del Seicento, improntata sui modelli classicisti dei Carracci e di Albani, e ancora di Reni e Domenichino, ma soprattutto di Lorenzo Pasinelli (Bologna 1629-1700). Pasinelli, formatosi presso la bottega del pesarese Simone Cantarini e presso il modenese Flaminio Torri, fu anche influenzato dalle opere di ambito carraccesco. Con l’insegnamento dei suoi maestri, entrambi seguaci di Guido Reni, guardò fin dagli inizi agli esempi del maestro bolognese traendone inspirazione e l’impronta classicheggiante che connota la sua opera. Si trasferì per un periodo a Roma, nel 1663, e trascorse un soggiorno a Venezia, dove conobbe le opere di Paolo Veronese, per poi fare ritorno nella sua città natale. Si dedicò in particolare a soggetti di carattere religioso, ma lavorò anche alla decorazione di alcuni palazzi come il Palazzo Comunale di Bologna e la Reggia di Marmirolo a Mantova. Fu il maestro di alcuni pittori come Donato Creti e Giovanni Antonio Burrini. L’impasto materico si presenta vibrante di luce e colore, reso solido dalle velature attraverso le quali si creano i panneggi che coprono corpi solidi e vitali. I personaggi si caratterizzano poi per la gestualità accentuata, si vedano le mani di Cristo che si protendono verso la donna e il gesto di quieto stupore della samaritana nel riconoscere la presenza di Gesù. Si osservano per un confronto le opere del Pasinelli quali Rebecca e lo schiavo presente sul mercato, Giuditta con la testa del Battista e Angelica e Medoro ai Musei Civici di Bologna.

Epoca

XVII Secolo

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