Paolo Paoletti (Padova, 1671 – Udine, 1735), Natura morta con frutti

Paolo Paoletti (Padova, 1671 – Udine, 1735), Natura morta con frutti

Paolo Paoletti (Padova, 1671 – Udine, 1735)

Natura morta con frutti

Olio su tela, cm 53,5 x 81

Perizia Dr. Gianluca Bocchi

 

Paolo Paoletti (Padova, 1671 – Udine, 1735)

Natura morta con frutti

Olio su tela, cm 53,5 x 81

Perizia Dr. Gianluca Bocchi

 

La natura morta in esame è riferibile alla mano di Paolo Paoletti (Padova, 1671 – Udine, 1735). Nato a Padova, ma stabilitosi a Udine quando non aveva ancora vent’anni, l’artista fu qui ospitato per molti anni presso i conti Caiselli, nel palazzo dei quali un’intera sala era decorata con sue opere. Tra il 1708 e il 1715 compare nella Fraglia dei pittori di Venezia, per la quale pagò l’iscrizione nel 1712. Il soggiorno veneziano fu di una certa rilevanza per la sua maturazione artistica, poiché poté frequentare gli stimolanti ambienti internazionali della Laguna. Le sue allegorie delle stagioni e le nature morte erano per lo più destinate alle decorazioni parietali di dimore signorili friulane tra le quali si citano gli Attimis, i Concina, i Giacomelli, i Morelli de Rossi, i del Torso, i Valentinis. Queste composizioni raffiguranti prevalentemente generi commestibili come ortaggi, frutta, carni e formaggi erano spesso arricchite con fiori e talvolta incorniciate da quinte architettoniche o sfondi paesaggistici. Lo spiccato gusto descrittivo che le caratterizza è affine a quello dei campionari di Bartolomeo Bimbi (Settignano, 1648 – Firenze, 1729), mentre alla conoscenza delle opere della Marchioni (Rovigo, XVII secolo – XVIII secolo), del Biggi (Parma, 1650 – Verona, 1700 ca.) e dei fiamminghi debbono attribuirsi gli inserti con vasi di fiori e selvaggina, rappresentati dal pittore con la precisione di un acuto e diligente cronista. Lusinghiera è la citazione di Luigi Lanzi circa la sua pittura: «insigne specialmente ne’ fiori: e con molta verità ritrasse eziando frutti, erbaggi, pesci, caciaggioni».

Il ricercato schema compositivo con cui sono descritti e ordinati i frutti della natura morta qui presa in esame è contraddistinto da una luminosità diffusa e graduale nei passaggi alle zone d’ombra. Da uno sfondo scuro e uniforme emergono dei grappoli d’uva minuziosamente descritti nei singoli acini, un’anguria tagliata a metà affiancata da arance e susine, e un piatto di mele. Lucenti lumeggiature si riflettono sulle bucce dei frutti e sul piatto appoggiato sull’elegante balaustra che costituisce il piano d’appoggio della raffinata composizione. Per confronto si vedano alcune opere dell’autore presentate sul mercato, dove tra i tripudi di frutta e fiori spicca ancora il cocomero raffigurato di scorcio e caratterizzato dalla succosa polpa rossa disseminata dai piccoli semi scuri.

Epoca

XVIII Secolo

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