Novolui Joinos (1834 – 1870), Assunta

Novolui Joinos (1834 – 1870), Assunta

Novolui Joinos (Budapest, 1834 – 1870)

Assunta

Olio su tela, cm 78 x 143 – con cornice cm 156 X 99,5

Firmata e datata in basso a sinistra “JOINOS 1857”

 

Novolui Joinos (Budapest, 1834 – 1870)

Assunta

Olio su tela, cm 78 x 143 – con cornice cm 156 X 99,5

Firmata e datata in basso a sinistra “JOINOS 1857”

 

L’opera in esame riproduce la celebre Assunta realizzata da Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1488/1490 – Venezia, 1576) tra il 1516 e il 1518 ed ancora oggi conservata nella chiesa per cui era stata originariamente commissionata, la basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, dove decora l’altare centrale. Il dipinto, realizzato nel 1857 da Novolui Joinos (1834-1870), pittore ungherese attivo a Budapest, raffigura l’Assunzione della Vergine, episodio narrato dagli scritti apocrifi del III e IV secolo e ripreso nel secolo XIII da Jacopo da Varazze nella Legenda Aurea. Qui si legge che mentre gli apostoli sedevano presso il sepolcro di Maria, il terzo giorno dopo la sua morte, la Vergine ascese in corpo e anima nel Regno dei cieli, accolta da un corteo di angeli in gloria.

Il tema venne risolto in maniera estremamente innovativa da Tiziano: tutto si concentra sul moto ascensionale di Maria, sulla sfolgorante apparizione divina e sullo sconcerto creato da tale visione. I momenti dell’Assunzione e dell’Incoronazione sono accostati con originalità e la composizione risulta impostata su tre registri collegati tra loro da un continuo rimando di sguardi, gesti e linee di forza. Nella parte superiore l’artista colloca la figura di Dio, scorciato trasversalmente ed accompagnato da due figure angeliche che reggono le corone che andranno ad incorniciare il capo della Vergine, raffigurata nella parte centrale del dipinto in piedi sulle dense nubi, in posa estatica, con le braccia aperte rivolte verso il cielo ed attorniata da una schiera festosa di angeli. Nel registro inferiore viene invece raffigurato il gruppo degli Apostoli che assistono all’evento increduli e meravigliati.

L’impostazione classica e monumentale delle figure, l’attenzione per l’espressione dei visi e per gli atteggiamenti dinamici ed eloquenti dei corpi, testimoniano una stretta consonanza con le esperienze figurative realizzate a Roma da Raffaello e Michelangelo, arricchite però da Tiziano da un uso inedito del colore che accende la scena di drammaticità e le conferisce una straordinaria unità visiva. Sapiente è anche l’uso della luce che, ora diretta, ora soffusa ed in ombra, crea contrasti che amplificano il risalto di alcuni personaggi su altri, suggerendo la profondità spaziale. Tutti questi aspetti vengono puntualmente colti da Joinos, il quale realizza una riproduzione di grande qualità, fedele e attentamente studiata in tutti i suoi particolari. D’altronde furono molti gli artisti che nel corso dei secoli rimasero affascinati di fronte all’opera del Vecellio: primo fra tutti Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556/1557), il quale realizza intorno agli anni cinquanta del Cinquecento una grande pala d’altare oggi collocata nella chiesa di San Francesco delle Scale ad Ancona, chiaramente ispirata all’Assunta tizianesca, come si deduce dalla marcata gestualità degli Apostoli. Due rielaborazioni ottocentesche dell’opera si possono trovare invece nella Cattedrale di Nostra Signora e di Sant’Adalberto ad Esztergom in Ungheria e alle Gallerie dell’Accademia a Firenze. La prima fu realizzata da Girolamo Michelangelo Grigoletti (Roraigrande di Pordenone, 1801 – Venezia 1870) pittore ed insegnante presso l’Accademia di Venezia apprezzato soprattutto per le sue pale d’altare e ritratti, mentre la copia fiorentina è attribuita alla mano Francesco Sabatelli (Firenze 1803 – Milano 1830), il quale realizzò l’opera su commissione di Leopoldo II, presentandola nel 1827 all’Accademia di Firenze tra il plauso del pubblico e del granduca.

 

Epoca

XIX Secolo

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