Marzio Masturzo, Scena di battaglia

Marzio Masturzo, Scena di battaglia

Marzio Masturzo (attivo a Napoli e Roma alla metà del XVII secolo)

Battaglia

Olio su tela, cm 34 x 72; con cornice cm 47,5 x 86

Marzio Masturzo (attivo a Napoli e Roma alla metà del XVII secolo)

Battaglia

Olio su tela, cm 34 x 72; con cornice cm 47,5 x 86

 

Riconducibile per dati tecnici al XVII secolo, la tela rimanda immediatamente agli esiti pittorici della produzione artistica di Marzio Masturzo. A confronto è possibile osservare la coppia di tele pubblicate da Sestieri ne I Pittori di Battaglie, Maestri italiani e stranieri del XVII e XVIII secolo, 1999, Roma, p.389, raffiguranti un Assedio di città (probabilmente Belgrado).

Si rilevano una definizione formale libera e sciolta, oramai svincolata dagli insegnamenti arcaici del Falcone e del Rosa, quindi partecipe dell’evoluzione in chiave barocca e romana del genere battaglistico. Il risultato è di maggiore modernità, in cui l’assimilazione degli stilemi del Courtois si modulano verso un classicismo tardo seicentesco. Mario Masturzo è un pittore emblematico per la pittura di battaglia italiana; la sua biografia, ancora da ricostruire nel dettaglio, contrasta con un ricco corpus di opere dalla rara coerenza qualitativa. Il De Dominici nelle sue Vite de’ pittori, scultori ed architetti napoletani lo accosta alla biografia di Salvator Rosa, parlando di un suo apprendistato presso Aniello Falcone (1600/07-1665), già maestro di Salvator Rosa. Nella bottega del Falcone passarono altri artisti di primo piano come Micco Spadaro o Luca Forte, i quali, notizia curiosa, seguirono il maestro aderendo alla cosiddetta “Compagnia della morte”, associazione creata da Aniello per vendicare la morte di un amico, con l’improbabile scopo di uccidere tutti gli spagnoli.

La compagnia insorse in una rivolta contro la dominazione spagnola per l’eccessiva pressione fiscale, dal 7 al 16 luglio 1647, guidata dall’irrequieto Tommaso Aniello d’Amalfi, detto Masaniello.

Dopo l’esperienza presso la bottega del Falcone, con il Rosa fu a Roma dove forse fu allievo, o comunque fu profondamente influenzato da Michelangelo Cerquozzi (1602-1600), detto Michelangelo delle Battaglie. La pittura del Masturzo si evolve e si distanzia dai primi esempi del maestro a Napoli aprendosi a modi e influenze più moderne. Non possiede i toni eroici dei suoi maestri ma è già aperta ad una interpretazione barocca. Si differenzia progressivamente per una maggiore scioltezza del mezzo espressivo del colore, più moderno del Rosa nella stesura libera dell’impasto. È dunque palese l’aggiornamento del Masturzo nei confronti della coeva produzione pittorica battaglistica di Jacques Courtois, detto il Borgognone, e come detto di Michelangelo Cerquozzi, visto a Roma. La stesura, morbida, chiara e armonica, rivela notevoli proprietà ornamentali, espresse con una verve e una cifra stilistica personalissima, così come nella maniera di cogliere le espressioni dei suoi personaggi sono ravvisabili le sue tipiche caratteristiche. Queste peculiarità rimarcano la sua indole narrativa, capace di esprimersi con sentimenti illustrativi che esulano dall’esclusiva inclinazione ornamentale, evidenziando come la formazione partenopea si evolva su un’interpretazione indipendente del classicismo romano seicentesco. Si osservino infine le tonalità cromatiche e la diffusa luminosità con cui è concepita la scenografia, indiscutibili indizi del valore artistico del Masturzo.

Bibliografia:

– De Dominici, Vite dei Pittori, Scultori ed Architetti napoletani, Napoli 1742, III vol., pp. 254 – 255.

– G. Sestieri, I Pittori di Battaglie, Roma 1999, pp. 382-393, con bibliografia precedente

 

Epoca

XVII Secolo

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