Giuseppe Roncelli (Candia, 1663 – Bergamo, 1729), Paesaggio notturno

Giuseppe Roncelli (Candia, 1663 – Bergamo, 1729), Paesaggio notturno

Giuseppe Roncelli (Candia, 1663 – Bergamo, 1729)

Paesaggio notturno

Olio su tela, cm 89 x 89 – con cornice cm 114 x 106

Giuseppe Roncelli (Candia, 1663 – Bergamo, 1729)

Paesaggio notturno

Olio su tela, cm 89 x 89 – con cornice cm 114 x 106

 

L’opera in esame per evidenti caratteristiche stilistiche e compositive è attribuita alla mano di Giuseppe Roncelli (Candia, 1663 – Bergamo 1729). Nato a Candia, importante città portuale cretese, ritornò presto in Italia, dove intraprese i suoi studi a Bergamo nelle scuole della Misericordia e poi in seminario. Già in questi primi anni di formazione iniziò ad emergere il suo interesse verso l’arte pittorica, che poté sviluppare pienamente negli anni della maturità. Dapprima infatti Giuseppe si dedicò al raggiungimento del sacerdozio: con il sostegno economico dei conti Moroni si recò a Milano presso i gesuiti, dove conseguì una laurea in teologia; nel 1683 venne ordinato diacono a Bergamo e il 22 settembre del 1685 prese gli abiti sacerdotali. Nonostante la sua ordinazione, Roncelli iniziò a dedicarsi quasi totalmente all’arte. Le importanti commissioni aristocratiche lo portarono, oltre che nel bergamasco, a Verona, dove affrescò una sala nella dimora dei conti Turchi, oggi perduta, e a Brescia, dove si fermò per lungo tempo e dove realizzò molti dipinti; lì poté conoscere l’operato dell’olandese Pieter Mulier detto il Cavalier Tempesta (Haarlem, 1637 – Milano, 1701) , che condizionò la maniera di eseguire i suoi paesaggi orientandoli verso una natura bucolica e idilliaca attenta agli effetti dei fenomeni atmosferici. La sua attenzione si rivolse altresì alla pittura di paesaggio nordica e certamente all’osservazione degli esempi veneti e romani.

Interessante è cogliere la sapiente dimensione prospettica con cui il Roncelli concepisce le proprie vedute, seguendo un procedimento accorto di quinte sceniche e una regia luministica personalissima, distante dalle drammatiche e seicentesche scenografie del Tempesta, optando per un immaginario piacevolmente pittoresco. Questa caratteristica è perfettamente riscontrabile anche nell’opera analizzata, dove la composizione paesaggistica risulta attentamente studiata e la natura, vera protagonista dell’opera, è resa in una dimensione arcadica e al contempo suggestiva: le fronde degli alberi sono mosse dal vento e celano piccoli borghi e fortezze che si scorgono in lontananza, sotto un cielo coperto di nubi e illuminato da una calda luce rosata. Medesima resa del paesaggio si riscontra in altre opere dell’autore, tra cui si citano ad esempio Riposo durante la fuga in Egitto conservato nel Santuario della Madonna dei Campi a Stezzano e il Paesaggio con figure apparso sul mercato.

Al pittore vengono attribuiti inoltre dipinti di incendi notturni, come testimonia l’Incendio conservato nel Santuario di Stezzano. È probabile che l’avvio a in questa direzione sia il frutto di contatti, non documentati, ma estremamente probabili con l’ambiente milanese dell’ultimo Seicento, gravitante intorno al Grevenbroeck e a Carlo Antonio Tavella (Milano, 1668 – Genova, 1738).

 

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