Giovanni Segala (1663 – 1717), Ritratto dell’Opulenza

Giovanni Segala (1663 – 1717), Ritratto dell’Opulenza

Giovanni Segala (Murano, 1663 – Venezia, 1717)

Ritratto dell’Opulenza

Olio su tela, cm 94 x 108 – con cornice cm 115 x 128

Giovanni Segala (Murano, 1663 – Venezia, 1717)

Ritratto dell’Opulenza

Olio su tela, cm 94 x 108 – con cornice cm 115 x 128

 

“Donna, riccamente vestita, che stia a sedere sopra una Seggia d’oro, circondata di molti Vasi d’Oro, e d’Argento, e Casse di Gioie, e Sacchetti di Danari, tenendo nella mano destra una Corona Imperiale, e nella sinistra uno Scettro, e vicino vi sia una Pecora. I Vestimenti nobili, le Seggie, e i Vasi d’Oro, le Casse di Gioie, le Corone, e gli Scettri sono cose, che per commodità, e nobiltà dell’uomo non l’impetrano se non le ricchezze; però, come effetti di esse saranno convenienti a darci cognizione dell’opulenza, procedendo nel conoscere dall’effetto alla causa, come si fà nel principio d’ogni nostra cognizione”

(da Cesare Ripa, Iconologia)

L’ opera rappresenta una personificazione dell’Opulenza, come si può osservare dagli attributi che la circondano: il vaso d’argento tenuto gelosamente nelle braccia del putto e la corona imperiale che la donna ha alla sua destra. Opulenza si nota nella donna stessa, qui raffigurata con un’ampia veste di broccato verde e dorato, sorretta da un ricco gioiello che le lascia un seno scoperto. La ricchezza dei gioielli che adornano la dea, i bracciali di candide perle, la cinturina che regge il drappo che la copre e la corona tra i capelli con rubini e diamanti, contraddistingue questa tela con un’aurea di raffinatezza e pregio, come ben si addice al ritratto dell’Opulenza. L’area a cui ascrivere l’opera richiama quell’elegante mondo settecentesco della pittura veneziana, in particolar modo si veda la figura di Giovanni Segala (1663 – 1717), con l’Allegoria della Vanità e la tela ovale dal titolo Allegoria dell’Estate (Mercato antiquario). Queste due opere mostrano la medesima raffinatezza e profusione nella resa degli incarnati solidi e rosei, nell’equilibrio della composizione e nella dolcezza di forma e colore, imperniato sui toni caldi, come si osserva dallo sfondo del cielo dorato della nostra opera. Ulteriori elementi di vicinanza riguardano la struttura dei volti, ben pasciuti e solidi, sia delle figure femminili, sia dei putti che le accompagnano, così come l’estrema ricchezza dei monili: giri di perle lucenti che adornano le braccia e i capelli delle graziose fanciulle, ori e colorate pietre preziose che intarsiano bracciali e corone. Sono tutti questi gli elementi che congiungono la tela qui presentata con l’opera di Segala, allievo di Pietro della Vecchia e attento seguace di artisti contemporanei come Gregorio Lazzarini. Egli elaborò uno stile fluido, caratterizzato da delicatezza cromatica e soffusa luminosità. Eseguì opere per chiese veneziane (S. Pantalon, S. Martino, ecc.) e di Bergamo (parrocchiale di Dossena). Lavorò tra il 1688 e il 1692) alla residenza dei marchesi von Platen presso Hannover.

Epoca

XVII Secolo

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