Francesco Montemezzano (Verona, 1555 – 1600), Diana

Francesco Montemezzano (Verona, 1555 – 1600), Diana

Francesco Montemezzano (Verona, 1555 – 1600)

Diana

Olio su tela, cm 78 x 63 – con cornice cm 95 x 79

Francesco Montemezzano (Verona, 1555 – 1600)

Diana

Olio su tela, cm 78 x 63 – con cornice cm 95 x 79

 

La tela qui presa in esame presenta caratteri di stile riconducibili a Francesco Montemezzano (Verona 1555 – 1600).  Alunno nella bottega di Paolo Veronese e del fratello Benedetto Caliari, l’artista fu attivo in territorio veneto: nel 1570 un atto notarile lo segnala a Treviso per prendere parte insieme a Benedetto Caliari alla realizzazione degli affreschi che ornano la sala ducale del palazzo vescovile; nel 1583 l’artista si trova invece a Sacile (prov. Pordenone), dove dipinge gli affreschi nella sala da ballo di palazzo Ragazzoni. Qui sono tuttora conservati cinque dei sei episodi (uno, staccato, si trova alla Gemäldegalerie di Dresda) tratti dalla vita del nobile friulano Giacomo Ragazzoni (1528-1609), personaggio di spicco del mondo mercantile e diplomatico veneziano, in contatto con esponenti di punta del patriziato lagunare. Ben inserito anche a Venezia, Montemezzano partecipa alla rinnovata decorazione di alcune sale di palazzo ducale a seguito dei due rovinosi incendi del 1574 e del 1577. L’artista si trovò così a far parte dei più importanti cantieri decorativi dell’edilizia civile veneziana di quegli anni, nel cuore dell’epicentro politico della città, presumibilmente sfruttando gli agganci di Paolo Veronese, protetto di Contarini e vicino all’élite di governo. L’aderenza al linguaggio del maestro, tradotto tuttavia in un ductus più incisivo e tormentato, dovette procurare a Montemezzano un certo successo tanto in laguna quanto in terraferma, dove ricevette numerose ordinazioni per quadri di devozione sia pubblica sia privata. Fu molto apprezzato anche come ritrattista e realizzò un cospicuo nucleo di effigi, soprattutto di dame veneziane, come testimoniano ad esempio Gentildonna con scoiattolo al Rrijksmuseum di Amsterdam e Ritratto di Gentildonna oggi conservato al Metropolitan Museum of Art di New York. Oltre a fornire un’interessante galleria di volti acconciati secondo la moda di fine Cinquecento, questi ritratti permettono di misurare la popolarità del pittore presso le famiglie più agiate di Venezia. Di grande peculiarità il ritratto qui preso in esame dove la dea della caccia, Diana, riconoscibile dalla mezza luna presente sul capo e dall’arco e le frecce, viene raffigurata secondo la moda delle dame veneziane dell’epoca. La sua acconciatura è elegantemente raccolta e abbellita da fiori, il suo petto, ornato da una raffinata parure di perle, è coperto da un finissimo velo che, con un sensuale gioco di trasparenze, mostra la sua formosa bellezza. Sullo sfondo si apre una veduta marina nella quale si scorge un veliero intento a solcare le onde di un mare agitato e burrascoso. Enigmatica la frase scritta al di sotto di cui si riconoscono le parole: “NE PER GRAN TRAVAGLIAR, NANCO SOMERGO”. L’esecuzione denota un fare rapido e sicuro, la capacità di cogliere l’introspezione psicologica dei volti e una stesura pregna di luminosità a testimoniare non solo il talento dell’autore, ma anche il sapiente uso della tavolozza.

Epoca

XVI Secolo

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