Clemente Ruta (Parma, 1685-1767), Paesaggio con figure nei pressi di una fontana

Clemente Ruta (Parma, 1685-1767), Paesaggio con figure nei pressi di una fontana

Clemente Ruta (Parma, 1685-1767)

Paesaggio con figure nei pressi di una fontana

Olio su tela, cm 107 x 123,5 – con cornice cm 120 x 137

Perizia del Prof. Alberto Crispo

Clemente Ruta (Parma, 1685-1767)

Paesaggio con figure nei pressi di una fontana

Olio su tela, cm 107 x 123,5 – con cornice cm 120 x 137

Perizia del Prof. Alberto Crispo

Clemente Ruta è stato a lungo allievo di Cignani e trascorse tre anni a Roma, maturando così un linguaggio semplice ma calibratissimo, frutto di una rimeditazione su Parmigianino secondo una ricerca di grazia classicista. Dall’ambiente, e soprattutto da Trevisani, derivò la semplificazione delle composizioni con poche figure e la rappresentazione di atteggiamenti estatici accompagnati da gesti espressivi. Di notevole importanza sono i cicli con le Storie di eroine bibliche e Storie di San Giuseppe eseguite a partire dal 1727 in Palazzo Casati a Piacenza, con esiti avanzati in senso classicista e con un uso del colore luminoso e sfumato, sensibile forse alle delicate cromie dei dipinti di Ignazio Stern. Agli inizi del quarto decennio del XVIII secolo la maniera di Ruta difatti cominciò ad aprirsi a nuove suggestioni, rifacendosi allo stile ormai pienamente barocchetto di Sebastiano Galeotti e Sebastiano Ricci. Mentre andava consolidandosi la sua reputazione artistica, Ruta si accreditava anche come conoscitore di pittura, tanto che nel 1735 la giunta reale di governo lo incaricò accertare l’originalità della Madonna di San Girolamo del Correggio. Nello stesso anno, poi, il conte Giacomo Antonio Sanvitale gli fece stimare un dipinto creduto di Annibale Carracci, mentre nel 1740 gli venne richiesto di valutare le tele di Sebastiano Ricci, lasciate all’Ospedale degli Esposti, da Carlo Panizza. L’erudizione e le qualità di conoscitore proprie del Ruta tuttavia furono evidenti soprattutto nella redazione della sua guida Delle più eccellenti pitture che sono in molte chiese di Parma (Parma 1739). Questa diviene una presa di coscienza pubblica del patrimonio parmense, che acquista una grande popolarità in mancanza di altre fonti autorevoli sul territorio in materia di collezionismo e critica d’arte. Fu lo stesso Ruta ad accompagnare Montesquieu durante la sua visita a Parma nel 1729, durante la quale ammirò le cupole di Correggio, gli appartamenti ducali, la Biblioteca e la Galleria. In quella occasione il filosofo francese annotò: «Alla prima occhiata la città offre un bellissimo spettacolo: larghe strade; belle chiese, ornate di dipinti del Parmigianino e del Correggio; in buono stato le fortificazioni». Tra il 1738 e il 1741 il pittore fece pervenire a Carlo di Borbone, divenuto re di Napoli dopo la cessione del ducato di Parma agli Asburgo, ben trentasei dipinti di piccole dimensioni. Queste estreme prove parmensi sono caratterizzate da una fattura veloce, da colori smaglianti e da una vivacità espressiva che rivelano un prevalente interesse per l’arte veneziana, soprattutto quella di Sebastiano Ricci. Nel 1741 Ruta fu perciò chiamato come pittore di camera presso la corte borbonica. Viste le sue ben note competenze nel campo della pittura antica, gli venne affidata poi la cura della quadreria dei Farnese, trasferita a Napoli, del suo inventario e dei relativi restauri. L’artista contribuì quindi alla realizzazione del volume Disegni intagliati in rame di pitture antiche ritrovate nelle scavazioni di Resina, promosso da Carlo di Borbone per illustrare i risultati delle campagne di scavo condotte a Ercolano, fornendo i disegni le illustrazioni. Collaborò infine con la Real fabbrica degli arazzi, realizzando cartoni per sovrapporte, portiere e soprafinestre destinate alla reggia di Caserta.

Bibliografia

  1. Cirillo, A. Crispo, Clemente Ruta, Quaderni di Parma per l’arte, p. 347
Epoca

XVIII Secolo

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