Cerchia di Giovanni Battista Salvi, detto Il Sassoferrato (1609-1685), Madonna orante

Cerchia di Giovanni Battista Salvi, detto Il Sassoferrato (1609-1685), Madonna orante

Cerchia di Giovanni Battista Salvi, detto Il Sassoferrato (1609-1685)
Madonna 
Olio su tela, cm 63,5 x 53,5 – con cornice cm 78 x 63

Cerchia di Giovanni Battista Salvi, detto Il Sassoferrato (1609-1685)
Madonna 
Olio su tela, cm 63,5 x 53,5 – con cornice cm 78 x 63

 

L’opera denota forti analogie con dipinti del pittore che ha celebrato il culto mariano nella rappresentazione pittorica seicentesca: Giovan Battista Salvi, detto il Sassoferrato (1609-1685). L’artista, affiancato sin da subito da una folta bottega e da diversi seguaci, risultò essere il principale esecutore di questa iconografia che, trovandosi nel pieno periodo della Controriforma, riscontrò un immediato successo nelle committenze locali, soprattutto per la delicatezza e l’umanità che tale soggetto riusciva ad esprimere. Il Sassoferrato, del quale si conserva un’ampia produzione, sembra rivolgersi limitatamente alla realizzazione di opere monumentali, quali pale d’altare, come quella di Santa Sabina a Roma. Egli si concentrò su opere di minor formato, spesso legate alla devozione privata, con rappresentazioni di Santi e Madonne. Il Sassoferrato si formò inizialmente presso il padre, passò poi a Roma a studiare le opere di Raffaello nella bottega di Domenichino con il quale probabilmente si trasferì a Napoli. Intorno alla metà del Seicento, ormai artista affermato, svolse la sua attività per lo più impegnata nella rappresentazione di Madonne con Bambino, tra Roma, Urbino e Perugia. Interessante è il fatto che in alcune sue opere riprenda, in modo accurato, modelli derivanti dalla pittura del suo maestro e dei suoi contemporanei, ma che si rivolga anche a composizioni di artisti del primo Rinascimento centroitaliano, tra cui Raffaello, Giulio Romano e Perugino.

Lo stile si caratterizza per una attenzione alla misura classica e alla compostezza compositiva. Vi è una grande cura nella resa plastica dei panneggi e un interesse nell’uso del colore. Il Salvi adopera una gamma di colori freddi, in numero limitato e usati per ampie campiture, che aiutano a rendere bene la tridimensionalità delle figure. I colori tendono inoltre ad essere estremamente lucenti: questa caratteristica deriva dall’uso da parte dell’artista non di colori puri ma mescolati con altre cromie, pratica ripresa dal Sanzio. La dolcezza dei volti, caratterizzati da tenui e delicati rosa che definiscono gli incarnati, e i tratti somatici, presentano attente e precise “ombreggiature”, che nascono come proiezione geometrica del copricapo e concorrono spesso ad amplificare quella percezione tridimensionale dell’immagine da parte dello spettatore.

L’autore dell’opera si dimostra essere un seguace seicentesco nell’ambito dello stesso Sassoferrato. Egli riprende infatti accuratamente il modello del maestro, sia nella composizione che nella resa attenta dei panneggi delle vesti. Indicativi in questo senso sono i confronti con tre Madonne del Salvi, che si trovano all’Accademia Carrara di Bergamo, alla National Gallery di Londra e ai Musei Civici di Todi. Della tela bergamasca in particolare il dipinto conserva anche la tipologia di formato. Diversi invece sono sia i colori, più intensi e carichi, sia le ombreggiature del viso, molto più accennate. Interessante è inoltre il fatto che la Vergine, a differenza dei suoi modelli, venga rappresentata stante, in meditazione, senza compiere nessuna particolare attività.

Epoca

XVII Secolo

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