Cerchia di Antoon van Dyck (Anversa, 1599 – Londra, 1641), Crocifissione

Cerchia di Antoon van Dyck (Anversa, 1599 – Londra, 1641), Crocifissione

Cerchia di Antoon van Dyck (Anversa, 1599 – Londra, 1641)

Crocifissione

Olio su tela, cm 85,5 x 61 – con cornice cm 94 x 70

Cerchia di Antoon van Dyck (Anversa, 1599 – Londra, 1641)

Crocifissione

Olio su tela, cm 85,5 x 61 – con cornice cm 94 x 70

 

L’opera riprende la scena della Crocifissione di intensa e drammatica impostazione scenografica. Il Vangelo narra che era quasi notte quando si fece buio su tutta la terra (Luca 23, 44). Quest’opera di profonda grandezza espone Cristo in croce contro un cielo livido, sottolineando la solitudine e il dramma della sua esperienza e morte. Una luce fredda colpisce il corpo nudo e l’ampio drappo barocco che gli avvolge la vita torcendosi come scosso dal vento. Cristo è ancora vivo, il volto sofferente, rigato di sangue, è rivolto al cielo. E come riporta la voce di Luca: “Gesù gridando a gran voce disse: Padre nelle tue mani rimetto il mio spirito” (Luca 23, 46). I bagliori di luce circondano il capo coronato di spine e nel cielo si intravede anche l’eclissi di sole descritta da Luca nel suo Vangelo. Il paesaggio roccioso e spoglio che circonda la croce perdendosi nell’oscurità del fondo esprime la dimensione drammatica entro cui si rifrange l’agonia del Cristo.

Il dipinto ora esaminato è influenzato dalle celebri crocifissioni realizzate da Antoon van Dyck, quelle comunemente dette ‘dei Cristi spiranti’, la cui serie trova inizio nella Crocifissione con San Francesco Bernardo e il committente Francesco Orero, custodita nella Chiesa di San Michele di Pagana in Liguria. L’opera vadickyana era esposta nella Camera da letto del Re, a capoletto, con una illuminazione confacente a un ambiente storico. Se le prime notizie del dipinto risalgono al 1821, è indubitabile, per il giudizio della critica e l’esame stilistico, che l’opera appartenga all’ultimo periodo italiano del celebre fiammingo (1627) e che repliche e derivazioni della stessa fossero presenti, come sostengono le fonti, nelle collezioni genovesi (Palazzo reale, Genova). Una imponente tela di medesimo soggetto, realizzata da Federico Barocci nel 1598 per la Cattedrale di San Lorenzo a Genova si immagina quale testo figurativo che suggestionò l’artista fiammingo durante il suo proficuo soggiorno genovese iniziato nel 1621, ma è certo che su questo aspetto fu fondamentale anche l’apporto di Pietro Paolo Rubens che realizzò anch’esso simili composizioni.

Bibliografia di riferimento:

  1. Leoncini e D. Sanguineti, ‘Van Dyck e il Cristo spirante’, catalogo della mostra, Genova 2012, ad vocem
Epoca

XVII Secolo

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