Attr. a Sebastiano Ceccarini, Ritratto di Gentildonna

Attr. a Sebastiano Ceccarini, Ritratto di Gentildonna

Attr. a Sebastiano Ceccarini (Fano, 1703 – 1783)

Ritratto di Gentildonna

Olio su tela, cm 87 x 74 – con cornice cm 97 x 83

Attr. a Sebastiano Ceccarini (Fano, 1703 – 1783)

Ritratto di Gentildonna

Olio su tela, cm 87 x 74 – con cornice cm 97 x 83

L’opera in esame ritrae una nobildonna dal volto altero e abbigliata con abiti sontuosi e regali, come ben dimostra il mantello rosso carmino posato di traverso sulle spalle.

Il dipinto si ascrive alla mano di Sebastiano Ceccarini, pittore di Fano, che raggiunta la maggiore età si trasferì a Roma, dove fu allievo del pittore Francesco Mancini. Qui Ceccarini prese spunto dagli artisti romani di età barocca, come Domenichino, Guido Reni e Carlo Maratta. Intraprese poi un lungo viaggio di istruzione, soggiornando a Pesaro, ad Urbino, a Perugia, a Bologna, a Venezia e a Firenze. A Roma, anche dopo la morte di papa Clemente IX, che era nato a Urbino, gli artisti di origine marchigiana erano favoriti dal cardinale nepote Annibale Albani che otteneva per loro commesse, adatte a decorare chiese e conventi romani e la Fabbrica di San Pietro. Il cosiddetto “Sodalizio dei Piceni” era molto attivo, sotto la guida di Giuseppe Ghezzi prima, poi di suo figlio Pier Leone Ghezzi. Sebastiano Ceccarini si specializzò in ritratti, ma dipinse anche scene di genere, nature morte e soggetti religiosi. A Roma lavorò nella Basilica di Santa Maria Maggiore (San Leone davanti alla Vergine col Bambino, perduto) e nella Chiesa dei Santi Sergio e Bacco. Dal 1755 in poi la famiglia Ceccarini soggiornò, alternativamente, a Roma e a Fano. Qui il pittore restaurò anche gli affreschi del Domenichino, nel duomo di Fano, che erano stati danneggiati da un incendio nel 1749. Molte sue opere sono conservate nei musei nazionali, come Il ritratto del marchese Carlo Mosca Barzi ai Musei Civici di Pesaro; alla Galleria Spada il Ritratto del cardinale Fabrizio Spada (1754); a Palazzo Colonna si conserva, in copia, il Ritratto del cardinale Girolamo Colonna di Sciarra; il Ritratto del cardinale Enrico Benedetto Stuart, duca di York, dipinto nel 1750, oggi è ad Hartford, in Connecticut.

Ceccarini sviluppò uno stile ritrattistico aulico, caratterizzato da pose formali. La sua maggiore abilità stava nella resa delle vesti e degli ornamenti, ma non manca di introspezione psicologica. La sua mano rimane abbastanza riconoscibile, così la tipologia delle pose trovano una continuità ben precisa. Si possono pertanto confrontare i Ritratti dei marchesi Gabuccini custoditi nel museo di Fano, ma altrettanto prossimi sono il ritratto di Maria Barbara Breganza, consorte di Ferdinando VI d’Aragona (Notre Dame University, Indiana) e quello di Rosalba Carriera passato sul mercato.

Bibliografia di riferimento:

Cleri, ‘Sebastiano Ceccarini’, Milano 1992

Epoca

XVIII Secolo

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