Attr. a Michele Desubleo (1602 – 1676), San Francesco in estasi

Attr. a Michele Desubleo (1602 – 1676), San Francesco in estasi

Attr. a Michele Desubleo (Maubeuge, 1602 – Parma, 1676)

San Francesco in estasi

Olio su tela, cm 91 x 73

Attr. a Michele Desubleo (Maubeuge, 1602 – Parma, 1676)

San Francesco in estasi

Olio su tela, cm 91 x 73

 

L’opera in esame raffigura San Francesco d’Assisi con le mani giunte in preghiera davanti al Cristo crocifisso. La scena, ambientata sul monte della Verna, si riferisce all’episodio della Stimmate, come ben è evidente dai segni lasciati sul dorso delle mani del santo e dalla presenza dell’attributo del teschio. San Francesco ricevette la visita di Dio mentre era assorto in preghiera: gli apparve Cristo in croce e a quella apparizione il Santo si sentì pieno di un’infinita ammirazione, ma non riuscì a capirne il significato, invaso da una gioia e un’allegrezza infinite, ma al contempo atterrito nel vedere Cristo crocifisso attanagliato dal dolore. Mentre cercava di capire il senso di quella visione, nelle mani e nei piedi cominciarono a comparire gli stessi segni dei chiodi che aveva visto nelle mani di Cristo. La figura del Santo risulta quella di un uomo maturo, sia anagraficamente che moralmente, conscio e partecipe delle sofferenze di Cristo, con i tratti del volto marcati e le ombre a solcarne i lineamenti.

La tela può essere avvicinata alla figura di San Francesco dipinta da Guido Reni nella Pala dei Mendicati nel 1630 (Pinacoteca Nazionale, Bologna). Il prototipo viene ripreso dagli allievi del Reni, come Michele Desubleo, artista fiammingo che ben presto si trasferisce a Bologna e opera all’interno della bottega del Reni, al quale egli si accosta in maniera decisa. Alla morte del maestro (1642) diviene uno dei “primi pittori di Bologna”, secondo quanto informa il biografo Malvasia. Capolavori del suo periodo bolognese sono la Sacra Famiglia e angeli della chiesa di Borgo Panigale e l’Apparizione di Cristo a Sant’Agostino (Bologna, chiesa di San Giacomo). Fu a lungo attivo nel Veneto, lasciando opere importanti tre le quali la Vocazione dei figli di Zebedeo e la Trasfigurazione per la chiesa di San Giacomo a Monselice e la pala dell’Orazione nell’orto nella chiesa di San Zaccaria a Venezia. Fu autore di squisite tele per collezionisti privati, prevalentemente di soggetto profano, in cui probabilmente raggiunge il più alto grado di qualità, ponendosi come uno dei campioni di quel classicismo colto ed elegantissimo che rappresenta uno dei filoni più interessanti della pittura del Seicento italiano.

L’iconografia di San Francesco si può avvicinare perciò al gusto del classicismo bolognese e a tal proposito si veda l’incisione, attribuita dapprima a Francesco Brizio e successivamente a Luca Ciamberlano, pubblicata a Roma per mano di Pietro Stefanoni nel 1614 (British Museum, Fondazione Cassa di Risparmio, Bologna e Accademia Carrara). L’invenzione del prototipo sarebbe da attribuire a Guido Reni (1575-1642), in particolare ad un disegno preparatorio per la testa di San Francesco, dipinto nella pala del 1632 ca. con la Vergine in trono tra i Santi Francesco e Caterina oggi presso la Pinacoteca di Faenza, e non ad Annibale Carracci (1560-1609) come si è creduto per molto tempo, sebbene le somiglianze stilistiche e formali con le tele di Carracci siano stringenti. Si vedano pertanto tele che hanno come soggetto San Francesco alle Gallerie dell’Accademia a Venezia e a Palazzo Fava, da accostare nei particolari del volto, segnato da tratti marcati ed espressivi, nelle pieghe delle vesti, morbide e panneggiate, nel soffuso paesaggio che crea una continuità con la figura, alla mano di Carracci.

 

Epoca

XVII Secolo

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