Attr. a Felice Boselli (1650 – 1732), Coppia di Nature morte con pesci e volatili

Attr. a Felice Boselli (1650 – 1732), Coppia di Nature morte con pesci e volatili

Attr. a Felice Boselli (Piacenza, 1650 – Parma, 1732)

Coppia di Nature morte con pesci e volatili

(2) Olio su tela, cm 60,5 x 51 – con cornice cm 64 x 74

Attr. a Felice Boselli (Piacenza, 1650 – Parma, 1732)

Coppia di Nature morte con pesci e volatili

(2) Olio su tela, cm 60,5 x 51 – con cornice cm 64 x 74

 

Il pendant in esame raffigura pesci e volatili entro un inserto ovale che come una lente si apre sui brani di natura morta collocati entro un contesto paesaggistico. Nel dipinto con pesci e crostacei si possono riconoscere spigole, trote, granchi e gusci di conchiglie. Nella cacciagione invece si osservano polli spennati e altre specie di volatili adagiati con grazia nelle loro pose riverse. La coppia di dipinti si attribuisce ad un pittore ascrivibile alla scuola emiliana a cavallo fra Seicento e Settecento, vicino alla mano di Felice Boselli (Piacenza 1650 – 1732). Emiliano, personalità poliedrica, si dedicò dapprima alla pittura di figura e all’affresco e solo in un secondo momento al genere della natura morta. Si formò tra il 1665 e il 1675 a Piacenza dove si specializzò nella copia di dipinti dei grandi maestri, presso la bottega dei Nuvolone. Qui ebbe l’occasione di entrare in contatto con Angelo Maria Crivelli detto il Crivellone, specialista in nature morte di selvaggina. L’intonazione generale dei suoi quadri e il fatto che, al contrario di altri specialisti, egli amasse spesso interporre alle nature morte figure popolari, fa supporre che avesse ben osservato la pittura lombarda dei tenebrosi oltre che quella romana del Cerquozzi. L’artista sembra ricollegarsi ai precedenti cremonesi del genere e risentire degli influssi fiamminghi che da Genova penetravano in Val Padana, soprattutto quelli del contemporaneo Crivellone. Boselli raffigura, talvolta con accademismo, altre volte con senso di toccante realtà, una natura opulenta e greve, non senza suggestioni dal Crespi. Oltre a queste ascendenze, egli dovette osservare, come la maggior parte degli artisti italiani che dipinsero nature morte nel Sei e Settecento, anche i Fiamminghi. Boselli si trasferì a Parma dove dipingeva per i nobili locali. Appartenne alla categoria di pittori di nature morte dal linguaggio intimistico e quotidiano: carni macellate, pesci sventrati, uccelli morti, polli spennati, rami da cucina, sporte per la spesa, mastelli di legno, cavoli, verze, e rape, adagiato su gradini di pietra consunti, su tavoli rustici; e, mescolati alla natura morta, animali domestici, come gatti, che ricorrono tanto spesso nella sua pittura, rappresentando il suo nome: (feles, felino) = felix, felice), cani arruffati e randagi, galli e galline. A questo clima ben si adatta l’intonazione dei dipinti densi di pasta pittorica e gravi nei toni, rilevati da note argentine (come le scaglie bianche delle squame del pescato), con aperture improvvise su paesaggi folti di alberi. Molti sono i quadri che si possono ricordare di Boselli in collezioni pubbliche e private a Parma e a Piacenza, nella Pinacoteca Civica di Cremona, nella Pinacoteca di Brera, all’Accademia Carrara di Bergamo. Si citano in modo per uno stringente confronto formale la serie di ovali della collezione Fioruzzi di Piacenza, attribuiti a Boselli, collocati da Ferdinando Arisi al 1720 circa, vicino ai dipinti del periodo parmense, in particolare alla serie di Cella Dati. La serie di Piacenza presenta affinità nella resa un po’ sfatta della pittura, cara anche al Crivelli, e nei particolari, come le ali dei volatili o le squame dei pesci; ancora da citare sono la tela raffigurante Gatto che assale del pollame e della cacciagione (Collezione Privata, Piacenza) e Cacciagione (Collezione Privata), ma anche la Coppia di nature morte con pescato in collezione privata a Vercelli, per la riproduzione delle stesse specie di volatili descritti nelle nostre tele.

Epoca

XVII Secolo

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