Angelo Maria Crivelli detto il Crivellone, Natura viva con volpe e anatre

Angelo Maria Crivelli detto il Crivellone, Natura viva con volpe e anatre

Angelo Maria Crivelli detto il Crivellone (notizie dal 1662 – 1730)

Natura viva con volpe e anatre con sfondo classicheggiante

Olio su tela, cm 178,8 x 119 – con cornice cm 184 x 124,5

Angelo Maria Crivelli detto il Crivellone (notizie dal 1662 – 1730)

Natura viva con volpe e anatre con sfondo classicheggiante

Olio su tela, cm 178,8 x 119 – con cornice cm 184 x 124,5

 

La particolare natura morta qui esaminata è da riferire alla mano di Angolo Maria Crivelli, detto il Crivellone (notizie dal 1662 – 1730 ca.), pittore animalista dalle grandi abilità. L’Orlandi (1719) per primo gli attribuisce la patria milanese e lo Zani (1821), nella sua biografia, segnala la morte avvenuta intorno al 1730. La sua produzione si concentra sulla rappresentazione di scene di caccia, uccelli selvatici, animali da cortile e pesci. Tali soggetti avevano una precisa matrice nordica, in particolare fiamminga, legata ad alcuni pittori della cerchia di Rubens, come Frans Snyders e Paulus de Vos, e altri specialisti quali Jan Fyt, i Weenix e gli Hondecoeter. Il riferimento a questi artisti porta i due aspetti antitetici con cui il Crivellone affronta la rappresentazione del mondo animale: le cruente scene di caccia o lotta, sempre in primo piano, e il mondo pacifico e sereno dei cortili, o giardini come nel nostro caso. Per l’appunto, osservando la tela, si può subito notare la rarità della composizione. Infatti, il pittore ha scelto di ambientare una natura viva in un elegante giardino, ornato da una balaustra, sormontata da sculture dalle forme classicheggianti. In primo piano, è innegabile la vivacità espressiva che il Crivellone riesce a conferire agli animali, in particolar modo l’occhio terrorizzato dell’anatra bianca sulla destra e la ferocia della volpe sulla sinistra. La pennellata è veloce, eppure definita, e vibra, trasmettendo ulteriore concitazione al dinamismo insito nella scena. La resa dei manti, di grande qualità, sembra viva, rendendo l’idea reale del pelo degli animali. Sullo sfondo, dai toni più chiari, si scorgono due pavoni. La conferma della paternità al Crivellone giunge soprattutto sulla base del confronto con alcuni suoi dipinti, in particolar modo la resa della volpe o il modello dell’anatra dal piumaggio bianco e dalla caratteristica macchia nera intorno all’occhio, è chiaramente riconducibile a L’attacco di Renard, attribuito erroneamente a Giorgio Duranti (1687-1753) e poi ricondotto al Crivellone (Asta Aguttes, 20.09.2016), così come numerose altre nature vive, sempre caratterizzate dalla presenza di anatre e volatili. Per quanto riguarda i rapporti con la committenza, circolavano opere del pittore tra la piccola nobiltà e la ricca borghesia, solitamente attente anche ai pittori nordici sopracitati. In particolar modo, alcune tele del Crivellone erano presenti nelle collezioni di alcune famiglie milanesi come gli Arese, i Visconti, i Casati, così come nella raccolta della famiglia bergamasca dei Carrara e quella cremonese degli Ala Ponzone. Attualmente si possono ammirare alcune opere del pittore presso la Pinacoteca dell’Accademia Carrara a Bergamo, a Milano alla Pinacoteca di Brera, nelle collezioni della Pinacoteca Ambrosiana (Gallo, tacchini, pulciniPollame, animali da cortile) e nelle Civiche Raccolte del Castello Sforzesco, e infine a Torino presso il Museo civico e nel Museo di Palazzo Madama, oltre alla presenza di alcune tele in collezioni private.

Epoca

XVII Secolo, XVIII Secolo

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