Ambito di Viviano Codazzi (1604 – 1670), Veduta con architetture

Ambito di Viviano Codazzi (1604 – 1670), Veduta con architetture

Ambito di Viviano Codazzi (Bergamo, 1604 – Roma, 1670)

Veduta con architetture

Olio su tela, cm 120 x 172

 

Ambito di Viviano Codazzi (Bergamo, 1604 – Roma, 1670)

Veduta con architetture

Olio su tela, cm 120 x 172

 

La tela raffigura un capriccio architettonico che presenta imponenti palazzi porticati e una chiesa a pianta circolare in secondo piano, mentre sullo sfondo si osservano palazzi dalla foggia più sobria e un torrione che fungono da ingresso alla baia, solcata da piccole imbarcazioni cariche di viveri e provviste per rifornire la città brulicante di vita. L’ambiente dalle raffinate architetture accoglie alcuni personaggi che vengono identificati con Gesù e l’adultera. L’episodio, narrato nel Vangelo di Giovanni (8,3-11), espone la vicenda di Gesù chiamato a giudicare dagli scribi e dai Farisei mentre stava insegnando loro nel tempio una donna, che era stata sorpresa in flagranza di adulterio. Essi dissero: “<Maestro, questa donna è stata colta in flagrante adulterio. Ora Mosè ci ha ordinato nella legge che tali donne siano lapidate: Tu che ne pensi?> Parlarono così per tendergli un’insidia e aver poi un pretesto per accusarlo. Ma Gesù si chinò e col dito si mise a scrivere in terra. E poiché quelli insistevano, egli alzò il capo e rispose: <Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei>. Poi si chinò di nuovo e continuò a scrivere in terra. Udite queste parole, se ne andarono tutti, uno dopo l’altro, cominciando dai più vecchi.
Rimasero soltanto Gesù e la donna che continuava a stare lì, in piedi. Allora Gesù, alzatosi, le chiese: <Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?> Rispose: <Nessuno, Signore>. Le disse Gesù: <Neppure io ti condanno, va e non peccare più>”. La tela, per consonanze stilistiche e formali, può essere avvicinata all’ambito delle opere di Viviano Codazzi. Nato a Bergamo, è anche conosciuto sotto il nome Viviano Codagora o il Codagora. Dal 1634 è documentato a Napoli dove fu allievo di Cosimo Fanzago. Sempre a Napoli approfondì il genere del paesaggio insieme a Domenico Gargiulo; Codazzi si specializzò nelle prospettive architettoniche e nei paesaggi con rovine, mentre Gargiulo nelle figure. Codazzi in seguito alla rivolta di Masaniello si trasferì a Roma. La sua pittura fu influenzata dai pittori fiamminghi presenti a Roma in quel periodo, noto come la Scuola dei Bamboccianti che ebbe come protagonista Pieter van Laer. Suo figlio Niccolò Codazzi (1642-1693) fu anch’egli pittore di vedute. Viviano ebbe una forte influenza su Canaletto e Bernardo Bellotto. Il Codazzi sia che ritragga fedelmente le rovine romane o le costruisca di fantasia, mantiene sempre un piano di verosimiglianza, con la luce che mette a nudo e avvolge nei mezzi toni gli archi sbrecciati, i muri corrosi, mescolati ai poveri edifici addossati ai monumenti antichi. Definito il Canaletto del Seicento, la sua pittura anticipa il gusto del XVIII secolo. La ricerca spaziale e architettonica caratterizza questa raffinata tela, i cui giochi di arcate e colonne, sulle quali cade la luce di sbieco, accentuano una percezione illusionistica da parte dell’osservatore che sembra perdersi nelle numerose articolazioni dimensionali. Brani di naturalismo, come il cagnolino che corre nel cortile, la pavimentazione smossa e le figure accentuano il fascino di questa tela, collegandola al mondo delle rovine antiche e a quel delicato sentimento senza tempo di dolce nostalgia. Si vedano quali termini di confronto alcune opere codazziane, come il pendant con Capricci andato all’incanto, in cui si osservano la medesima variazione della luce che cade sulle murature e le figurine che abitano il paesaggio.

Epoca

XVII Secolo

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