Da Bertel Thorvaldsen (1768-1844), Busto di Cupido

Da Bertel Thorvaldsen (1768-1844), Busto di Cupido

Da Bertel Thorvaldsen (1768-1844)

Busto di Cupido

Marmo, cm alt. 45

Bottega di Bertel Thorvaldsen (1768-1844)

Busto di Cupido

Marmo, cm alt. 45

 

L’opera in esame raffigura il mezzobusto di Cupido, derivante dal modello dello scultore danese Bertel Thorvaldsen, che aveva realizzato anche l’intera statua a tutta altezza databile al 1826-1828, acquistata direttamente da Thorvaldsen da Sir Michael Shaw Stewart (1788-1836), 6th Baronet, 17 April 1828. Tutt’ora la scultura si trova sul mercato. La figura di Cupido trovò ampia fortuna nella produzione del danese, come si evince dal gruppo statuario delle Tre Grazie con Cupido del 1820-23 derivato dal modello in gesso del 1817-19, ora al Museum Thorvaldsen di Copenhagen e presentato alla mostra “Canova-Thorwaldsen” presso le Galleria d’Italia di Milano.

Il soggetto mitologico delle Grazie ricorre nella produzione scultorea di Thorvaldsen nell’arco di tutta la vita; a cominciare dalla prima realizzazione del 1804, lo scultore ritorna sul tema nel 1817, nel 1819, nel 1821 e, ormai in età avanzata, con il gesso conservato all’Accademia di San Luca di Roma, nel 1842. Nei successivi riaccostamenti al tema delle Grazie, già affrontato dal Canova nel 1812-1816, Thorvaldsen opera diverse modifiche all’opera iniziale: nella realizzazione del gesso del 1817 appare l’elemento di Cupido con la lira confermato nel marmo del 1820-1823 e conservato a Copenaghen; nel gesso del 1842, quello dell’Accademia di San Luca, si aggiunge una freccia tenuta da una delle Grazie e la cui punta viene saggiata da una compagna e viene modificata la distanza fra i personaggi e l’inclinazione delle teste, forse a rispettare i canoni che il critico d’arte tedesco Anton Raphael Mengs aveva teorizzato per i gruppi scultorei, per i quali è necessaria la forma piramidale.

Nato a Copenhagen, il giovane Thorvaldsen cominciò la sua attività di intagliatore aiutando il padre che, intravvedendo nel figlio doti artistiche, lo inviò all’età di dodici anni alla scuola della Reale Accademia di Belle Arti di Copenaghen. All’Accademia raggiunse livelli molto elevati di bravura, meritando elogi e premi, ottenendo anche uno stipendio reale per completare i suoi studi a Roma, dove vi giunse l’8 marzo 1797 dopo alcune soste a Malta e Napoli. Nell’Urbe la sua fama fu grandissima, pari a quella di Canova (Possagno, 1º novembre 1757 – Venezia, 13 ottobre 1822), suo rivale artistico, trasferitosi anche a lui a Roma nel 1781 dopo l’apprendistato a Venezia. I due scultori neoclassici si sfidarono difatti sugli stessi motivi e soggetti, dandone ciascuno la propria originale interpretazione. Si trattava delle figure dell’antica mitologia che, come le Grazie, Amore e Psiche, Venere, Ebe, rappresentavano nell’immaginario collettivo occidentale l’incarnazione dei grandi temi universali. Rispetto a Canova, Thorvaldsen incarnò in misura maggiore lo stile dell’arte greca; pose ed espressioni delle sue figure sono molto più rigide e formali di quelle di Canova, sempre alla ricerca di una grande purezza formale. Si collocano entrambi nel solco della scultura neoclassica, di stampo accademico e incarnano i due modelli di riferimento per gli scultori successivi e segnano lo stile di riferimento dell’epoca. Diventavano strumenti di conoscenza estetica e di formazione di gusto, coniugando insieme l’educazione alla qualità poetica e spirituale delle immagini e il riconoscimento del valore di un materiale e delle capacità di un mestiere.

Epoca

XIX Secolo

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