Attr. a Pietro Montanini (1626-1689), Coppia di paesaggi

Attr. a Pietro Montanini (1626-1689), Coppia di paesaggi

Attr. a Pietro Montanini (Perugia, 1626-1689)

Coppia di paesaggi

Olio su tela, cm 69 x 54 – con cornice cm 58 x 45

Attr. a Pietro Montanini (Perugia, 1626-1689)

Coppia di paesaggi

Olio su tela, cm 69 x 54 – con cornice cm 58 x 45

 

La coppia di tele in esame raffigura due paesaggi resi con vibranti pennellate di colore e popolati in primo piano dalle figure dei pastori intenti a badare al proprio gregge di ovini e bovini. Le figure sono immerse in una natura selvaggia, costituita da tronchi ormai pressoché spogli ed alberi dalle fronde mosse da vento, incorniciati dai monti aguzzi sullo sfondo e da un cielo solcato da nuvole vaporose.

Per i caratteri strutturali e formali, il dipinto si può ascrivere al corpus delle opere di Pietro Montanini (Perugia, 1626-1689), pittore attivo prevalentemente a Perugia, da cui gli deriva il soprannome di Petruccio Perugino. La biografia più accreditata è quella di Lione Pascoli che durante l’adolescenza apprese i rudimenti del disegno dal Montanini stesso. Dal biografo veniamo a conoscenza del fatto che Montanini giunse a Roma appena diciottenne, entrando nel vasto entourage di Pietro da Cortona. In seguito, ammaliato da Salvator Rosa, dai suoi capricci pittoreschi e dalle particolari atmosfere, ma anche dalla composizione dei paesaggi e dalle piccole figurine, aderisce al suo stile, sebbene le opere del Montanini risultino più inclini ad un’attenzione per il reale, sempre più orientate ad una fusione formale tra la tendenza barocca e il classicismo. I primi studi sull’artista si devono a Federico Zeri che ha pubblicato due marine siglate, appartenenti alla collezione Pallavicino di Roma. La pittura del Montanini è stata relegata ingiustamente solo nell’ambito dei paesaggisti da parte dei critici, i quali vedevano il suo talento limitato a questo tipo di produzioni; in realtà egli si dedicò anche alla raffigurazione di soggetti sacri, come dimostrano diverse tele presenti nelle chiese perugine.

Il paesaggio qui presentato, dai forti effetti e contrasti di luce, mostra la capacità di Petruccio di assimilare e sintetizzare le diverse componenti espressive del barocco in una pittura intensa, a tratti “moderna”, nonostante l’isolamento dell’ambiente perugino. Consonanze stilistiche e compositive, soprattutto nella resa paesaggista, si riscontrano in alcune tele dell’autore presenti sul mercato e nel Paesaggio con figure attualmente conservato all’Accademia Carrara di Bergamo.

 

Epoca

XVII Secolo

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