Giovanni Grevenbroeck detto il Solfarolo (1650 ca. – post 1699), attr.

Coppia di paesaggi con scena invernale e scena d’incendio

(2) Olio su tela, cm 82 x 65,5 

Cornice cm 80,5 x 71

Giovanni Grevenbroeck detto il Solfarolo (Paesi Bassi, 1650 ca. – Milano, post 1699), attr.

Giovanni Grevenbroeck detto il Solfarolo (Paesi Bassi, 1650 ca. – Milano, post 1699), attr.

Coppia di paesaggi con scena invernale e scena d’incendio

(2) Olio su tela, cm 82 x 65,5 

Cornice cm 80,5 x 71

Con l’avvento del XVII secolo il paesaggismo da sempre votato al più naturale classicismo, che sostenesse la realizzazione di paesaggi edotti dal fatto reale ma perfezionati secondo costruite regole di simmetria e calibratura, incontrò largo favore tra la cerchia di vedutisti fiamminghi soggiornanti in Italia. Tra questi, ruolo capitale ebbe Giovanni Grevenebroeck, anche noto come il Solfarolo o più esplicitamente come l’Olandese. Capostipite di una prolifica famiglia di paesaggisti (recepiranno la sua lezione infatti i figli Orazio, Leandro e Carlo Leopoldo), Giovanni, in patria Jan, compì un primo apprendistato in terra natale. Volse in Italia nella seconda metà del Seicento, inserendosi nella nutrita compagine di fiamminghi attivi nei sobborghi della capitale e ottenendo l’immediato favore dei notabili romani: esemplare a tal proposito la presenza, negli inventari dei beni mobili della famiglia Colonna, di molti suoi dipinti. Il soggiorno dell’artista a Roma è collocabile attorno al 1667; successivamente, Grevenbroeck partì per Milano, intorno al 1675, divenendo maestro del paesaggista lombardo Carlo Antonio Tavella (1668-1738) e lasciando traccia documentaria in alcune tele alle pareti della galleria di Casa Mazenta, nel 1672, e pure nel libro dei conti del canonico Flaminio Pasqualini, che fu all’epoca incaricato dal principe Antonio Teodoro Trivulzio di acquisire suoi paesaggi. Ancora a Milano, l’artista contribuì in modo significativo a fondare l’Accademia di San Luca, emblematico riferimento all’omonima istituzione già sorta in Roma. 

Il soprannome Solfarolo derivò all’artista dalla suggestiva perizia nel restituire evanescenti paesaggi con inserimento di roghi ed incendi. La presente coppia ne testimonia, in un esemplare, la caparbia meraviglia poliedrica nel rendere le sfilacciate lingue di fuoco, rutilanti ed infernali, illuminanti in uno scoppio l’interezza del dipinto. 

Le prime due certe attribuzioni al Grevenbroeck risalgono al 1970: ora al Musèe des Beaux-Arts e de la Dentelle di Alencon, sono firmate e datate “Gio. Grevenbroeck 1690”; il loro riconoscimento ribadisce l’effettiva attribuzione dei due dipinti offerti, simmetricamente costruiti e brillanti nel franto addensarsi coloristico. 

La tela con scena di nevicata esempla le slanciate e strutturate architetture presentate nel Porto di Mare con velieri e fortificazioni (firmata) del Musée des Beaux-Arts di Alençon, nonché, per il silente manto nevoso, nel Paesaggio invernale con ponte in collezione privata bresciana e nel Paesaggio invernale con fortificazioni scorso recentemente sul mercato antiquario (Roma, Christie’s, 29 novembre 2004, n. 506). La scena d’incendio consente invece un sistematico confronto con un Notturno con incendio in collezione privata milanese. 

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