Ascanio Luciano (1621 – 1706)

Capriccio con martirio di San Paolo 

Olio su tela, cm 99 x 176

Perizia del Prof. Giancarlo Sestieri 

Ascanio Luciano (Napoli, 1621 – ivi, 1706)

Ascanio Luciano (Napoli, 1621 – ivi, 1706)

Capriccio architettonico con martirio di San Paolo 

Olio su tela, cm 99 x 176

Perizia del Prof. Giancarlo Sestieri 

Apostolo dei Gentili, ovvero dei pagani, San Paolo subì il martirio per decapitazione in località Aquae Salviae lungo la via Ostiense, dove più tardi sorse l’abbazia delle Tre Fontane. Nel presente capriccio architettonico si figura l’istante immediatamente precedente al martirio: Paolo e il suo sgherro sono posti sulla destra, mentre un angelo già discende dal cielo con la palma della vittoria-martirio. All’attorno, il capriccio è organizzato secondo un profondo porticato dalle poderose colonne scanalate, inseguite da un architrave su cui poggia una teoria di pannelli decorati. 

La composizione, appartenente alla stagione più matura del ruinismo architettonico napoletano, è ascrivibile alla mano di Ascanio Luciani. Le evidenze cronologiche e tipologico-formali, pure lampanti, sono seconde alle spinte gestazionali del dipinto: come recentemente scoperto da Dequarti, il presente ha infatti un suo pendant che ne completa il significato iconografico. Oggi nelle collezioni dell’arcivescovado di Olomouc, in Repubblica Ceca, questa tela figura il Martirio di San Pietro, e ricalca nelle dimensioni, pressocché identiche, il presente, impaginandosi nella composizione prospettica addirittura speculare ad esso. Il gigantismo dominante nel dipinto è soluzione già adottata dal pittore nelle opere con Cristo e l’adultera e La Piscina di Betesda, entrambe in collezione privata, firmate e già pubblicate (Giancarlo Sestieri, Il capriccio architettonico in Italia nel XVII e XVIII secolo, 2015, II, pp. 300 e 316). Il presente risulta quindi preziosa aggiunta al catalogo dell’artista, fine risolutore dalla personalità eclettica. 

Luciani rifulse sulla scena artistica sdoganandosi dal gusto allora dominato dalla produzione della coppia Viviano Codazzi-Domenico Gargiulo, a capo di una fiorente bottega disciplinante a lungo la scena napoletana. Luciano si distinse particolarmente tra gli allievi del Codazzi (1604-1670), bergamasco trapiantato in territorio partenopeo, riscuotendo già entro le biografie del De Dominici attestazione di notorietà e successo. La produzione del Luciani consta allo stato odierno degli studi di diversi dipinti, dei quali soli tre sono firmati e datati o databili al 1669, e altri tre firmati e datati 1691. Si rammentino inoltre i numerosi dipinti oggi dislocati presso le maggiori collezioni museali, quali il Cristo scaccia i mercanti dal tempio (Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte), Rovine di un edificio presso una costa (Cosenza, Galleria di Palazzo Arnone), e Strage degli innocenti davanti a un portico corinzio (Lione, Musée de Beaux-Arts).

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