Giovanni Grubacs (1830 – 1919)

Veduta con la Punta della Dogana

Guache, cm 23,3 x 35,5

Con cornice cm 29 x 40 

Firmato in basso a destra “G. Grubacs”

Giovanni Grubacs (Venezia, 1830 – Pola, 1919)

Giovanni Grubacs (Venezia, 1830 – Pola, 1919)

Veduta con la Punta della Dogana

Guache, cm 23,3 x 35,5

Con cornice cm 29 x 40 

Firmato in basso a destra “G. Grubacs”

Figlio d’arte, Giovanni Grubacs si distinse dall’opera del padre Carlo (1801-1878) per il parallelo modello paesaggistico fornito lui da Ippolito Caffi, nonché dai concomitanti accadimenti storici che ne improntarono il pittoricismo ad uno spiccato sentimentalismo. Fu a seguito dell’insorgenza veneziana contro il dominio austriaco nel 1848, nell’ambito della prima guerra di indipendenza italiana, che Grubacs guardò preferenzialmente non già al padre ma alla lezione del Caffi, rispettante un veemente storicismo, al passo con il neo-nazionalismo fiorito all’epoca. Di questo campanilismo Grubacs diede nota nel dipinto Marghera, bombardamento dell’anno 1848-1849, oggi nelle collezioni del Civico Museo Correr. Dal Caffi Grubacs derivò una restituzione più scorciata, al pari della presente, denotata da costruzioni architettoniche che introducono rappresentativamente a secondi monumenti o al dato naturale, in una partecipata coesione delle due componenti. 

Grubacs diffuse i propri esperimenti pittorici presso le mostre cadenzate dall’Accademia delle Belle Arti veneziana, cui partecipò soprattutto dal 1854, dopo la ripresa degli studi interrotti, nel 1848, a causa dell’insorgenza della rivoluzione (Canal Grande, Riva degli Schiavoni, Festa sul Canal Grand); seguitamente l’artista si impegnò ad esporre presso la Società Veneta Promotrice di Belle Arti, quale ad esempio il dipinto Chiesa della Salute, nel 1867.

Nel presente dipinto l’artista restituisce con felice pacatezza un ardito scorcio di Palazzo Ducale, continuante nella Biblioteca sansoviniana e nella facciata di Palazzo della Zecca. Lo scorcio è interrotto soltanto in prossimità della piazzetta San Marco, con le colonne dei due santi protettori della città, Marco e Teodoro o Tòdaro, se pronunciato alla veneziana, binate anche nel doppio colore che le contraddistingue, marmo troadense per la prima e rosso egiziano per la seconda. Le gondole ormeggiate contribuiscono al fiorire del costrutto geometrico permeante la composizione, mostrandosi in perfetta dissolvenza, l’una dietro all’altra, ordinatamente in attesa di veneziani o turisti. In lontananza, il candido profilo di Santa Maria della Salute si specchia nelle soffuse nuvole che ne fungono da sfondo. 

Il vedutismo di Grubacs si colloca sulla linea rossa principiata dal Canaletto, e dopo lui raccolta da Francesco Zanin, Vincenzo Chilone e quanti altri artisti, non solo veneziani, avessero desiderato aderire a quel movimento pittorico che rinfocolò, nella celebrazione delle bellezze storiche veneziane, anche il costituendo  Regno d’Italia, che proprio nel 1866 avrebbe annesso la città lagunare ai suoi territori.  

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