Giovanni Grubacs (1830 – 1919)

Veduta con la Basilica di San Marco

Olio su tavola, cm 15 x 25,5

Con cornice cm 27,5 x 37 

Firmato in basso a sinistra “G. Grubacs”

Giovanni Grubacs (Venezia 1830 – Pola, 1919)

Giovanni Grubacs (Venezia 1830 – Pola, 1919)

Veduta con la Basilica di San Marco

Olio su tavola, cm 15 x 25,5

Con cornice cm 27,5 x 37 

Firmato in basso a sinistra “G. Grubacs”

Insieme al padre Carlo, Giovanni Grubacs fece parte di quello stuolo di artisti che sostennero con coraggio il vedutismo lagunare promosso anni prima da Antonio Canal detto il Canaletto (1697-1768), mutuando dalla coeva arte ottocentesca quante strutture artistiche potessero giovare a rinnovare il soggetto del paesaggio. Attorno agli anni Sessanta dell’Ottocento si esacerbarono infatti le istanze veriste italiane, sostenute con vigore dalla scuola artistica più politicamente impegnata, e gli accadimenti formativi il Grubacs furono indirizzati da questo stesso clima. 

Iscrittosi all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1847, l’artista fu costretto ad abbandonare gli studi quando l’anno successivo scoppiò la rivoluzione; li riprese testimoniando tali giorni fatali nel Marghera, bombardamento dell’anno 1848-1849, dipinto oggi conservato al Civico Museo Correr, raffigurante il fuoco austriaco. Iniziò quindi ad esporre alle annuali mostre organizzate dall’Accademia a partire dal 1854, con prospettive (Canal Grande, Riva degli Schiavoni, Festa sul Canal Grand); aggiornò quindi il proprio catalogo con la Chiesa della Salute affissa presso i locali della Società Veneta promotrice di Belle Arti. 

Al modello figurativo offerto dal padre, pure aggiornatissimo, Grubacs alternò le suggestioni provenienti dagli inediti notturni di Ippolito Caffi, qui richiamati non nel momento raffigurato ma nello scorcio prospettico della basilica marciana indagata a partire dal lato del dipinto, al pari delle indagini caffiane, quinte scorciate funzionali allo sfondo del cielo.  

La rapida pennellata, colma di materia pittorica in ogni lesto passaggio sulla tela, pare restituire, oltre all’immagine figurale, anche l’essenza plastica del brano di monumento indagato; la tridimensionalità è raggiunta anche attraverso il colore, e gli ori dei mosaici marciani si riflettono nelle strombature dei portali che coronano, organizzati in un bosco di colonnine. Palazzo Ducale fa capolino diretro alla basilica, impallidito dal sole, indirizzante nel suo chiarore l’occhio di chi ammiri già Punta della Dogana, oltre il mare. Una colorata folla si frange in diretta prossimità con la basilica bizantina: sotteso rimando al rinvigorimento del turismo, giovato nel 1846 dall’inaugurazione del primo ponte ferroviario della città, che consentì ad un maggior numero di visitatori di raggiungere in treno gli splendori della capitale della Serenissima. 

Riferimenti Specifici

Menu
Chiudi
Carrello
Chiudi
Indietro
Account
Chiudi
group_work Consenso ai cookie