Vincenzo Martinelli (1737- 1807)

Paesaggio invernale

Olio su tela, cm 71 x 71

Con cornice cm 86,7 x 85,5

Perizia del dott. Bruno Franco Esposito

Vincenzo Martinelli (Bologna, 1737- ivi, 1807)

Vincenzo Martinelli (Bologna, 1737- ivi, 1807)

Paesaggio invernale

Olio su tela, cm 71 x 71

Con cornice cm 86,7 x 85,5

Perizia del dott. Bruno Franco Esposito

Una calma atmosfera invernale tinteggia le abitazioni del presente paesaggio, ricoperte da una soffice coltre di neve. Il delicato tono grigio, imperante nella tela, rivela sul lato destro del dipinto il silenzioso ritorno del sole, mentre due allegre macchiette giocano con un cane ed hanno le mani tra la neve caduta a terra, che il lento trotto di un cavaliere ha appena segnato. 

Evidenze stilistiche e biografiche consentono di attribuire il presente dipinto a Vincenzo Martinelli, affermato paesista lungamente attivo accanto a Nicola Bertuzzi, detto l’Anconetano. Confuso con Giuseppe Nogari dalla critica accademica del secolo scorso, tanto da essere definito in certi documenti come “falso veneziano”, Martinelli ottenne il primato artistico con le personalissime “stanze paese” o “boscarecce”, ossia stanze completamente affrescate con soggetti naturali, che rievocassero mediante trompe l’oeil radure boschive; famoso a tal proposito l’ex appartamento del Cardinal Legato bolognese, oggi sede delle Collezioni Comunali d’Arte. 

Accolto prima come apprendista, poi come figlio presso la bottega del paesaggista C. Lodi, Martinelli recepì in breve la lezione del maestro, ereditandone la bottega ed affermandosi come il più influente paesaggista bolognese della seconda metà del Settecento. Poche tele di soggetto sacro ne segnarono la produzione immediatamente successiva, quando l’artista approfondì il lessico pittorico presso l’Accademia Clementina di Bologna, frequentata sino al 1763. La naturale maestria nel delineare ariosi panorami rese il Martinelli richiesto scenografo entro occasioni pubbliche, quali le nozze di Ferdinando di Borbone duca di Parma, Piacenza e Guastalla, con Maria Amalia d’Austria (Parma, 1769), nonché la venuta di Napoleone nella città di Bologna, nel 1805. Il pacato gusto decorativo garantito dalla firma dell’artista, commossamente parco in tutti i suoi paesaggi, ne determinò la richiesta entro i circuiti dei collezionisti più aggiornati tra Lombardia, Roma, Venezia e Londra, Parigi e San Pietroburgo. Elogiato dall’intellettuale Pietro Giordani pochi anni dopo la sua morte, Martinelli venne largamente apprezzato nei tempi successivi grazie alle opere dei suoi migliori allievi Rodolfo Fantuzzi e Gaetano Tambroni.  

Il presente è confrontabile con diversi paesaggi oggi in collezione privata, nonché con gli ariosi panorami della Collezione Miliani e del Museo Davia Bargellini bolognesi, che, insieme al Palazzo Hercolani ed alla Pinacoteca Nazionale della medesima città, immortalano l’attività emiliana dell’artista. Parimenti è possibile osservare nella serie di tempere già in palazzo Grassi e oggi conservate nella Pinacoteca Nazionale bolognese.

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