Fine XVI - Inizio XVII secolo

Ecce Homo

Cartapesta e terracotta, cm alt. 56  x prof. 29 x larg. (base) 43

Fine XVI - Inizio XVII secolo

Fine XVI - Inizio XVII secolo

Ecce Homo

Cartapesta e terracotta, cm alt. 56  x prof. 29 x larg. (base) 43

Il Cristo, rappresentato a mezzo busto nel mentre protende in avanti le braccia incrociate con i polsi sovrapposti verso i suoi carnefici, raffigurato con il volto declinato sul lato destro e con lo sguardo affranto e mistico riverso in basso, accetta il suo destino di Salvator mundi. Questa è la frase che secondo la Volgata Ponzio Pilato, allora governatore romano della Giudea, rivolse al suo popolo, mostrando loro Gesù flagellato. Secondo quanto raccontato dai Vangeli, Gesù, al momento dell'arresto, venne ritenuto innocente dal Governatore. Questi, per calmare i Giudei che volevano vedere Gesù giustiziato ugualmente, lo fece infine flagellare, pensando così di soddisfare la sete di sangue del pubblico. Dopo la flagellazione Pilato mostrò ai Giudei il Cristo coperto di piaghe e ferite sanguinanti, con una corona di spine sul capo, un mantello purpureo da re sulle spalle e uno scettro di canna tra le mani e pronunciò la frase "Ecce Homo" come per dire "Guardate l'Uomo, vedete che l'ho punito?". Ciò non fu però giudicato sufficiente e i sommi sacerdoti fecero pressione per far crocifiggere il prigioniero. 

I materiali con cui è realizzata l’opera sono la cartapesta e la terracotta, plasmando il corpo del Signore rendono ancor più evidente i segni della tortura e del sacrificio che Egli ha compiuto per salvare l’umanità, facendosi più vicino al riguardante e dando un forte impatto emotivo alla composizione.

Il tratto compositivo è fine e accurato nella barba e nei capelli, nelle mani arcuate e nervose, nell’intenso realismo e patetismo del volto.

La scultura si inserisce nell’ambito della produzione di figure legate alle sacre rappresentazioni della Settimana Santa e mostra una forte dipendenza dagli esempi figurativi centro italiani, vicini alla cultura toscana.

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